A Brescia un primo maggio che apre allo sciopero globale

Che in questa fase non ci sia nulla da festeggiare, nemmeno il Primo Maggio, è evidentemente chiaro. Nessuna sorpresa quindi, ma di certo una buona dose di entusiasmo, per uno spezzone “dell’opposizione sociale” così partecipato. Uno spezzone che parla un linguaggio ed agisce pratiche completamente differenti da quelli dei sindacati della concertazione; uno spezzone che ha tra le proprie parole d’ordine quelle della riappropriazione e del conflitto; una prima mobilitazione che annuncia un calendario fitto di iniziative in occasione di Global Strike, “i venti giorni che sconvolgeranno il mondo”. Annuncia un Maggio che quest’anno a Brescia non sarà il miglior palcoscenico possibile per le Mille Miglia, il gran galà della città che conta.

Nel corteo trova spazio una composizione estremamente varia, che comprende ogni comparto sul quale si abbattono il meccanismo del debito e la logica dei sacrifici e dell’austerity.

Ci sono tanti studenti, ci sono lavoratori e genitori delle scuole medie ed elementari autoconvocati in un comitato di recente formazione, ci sono gli operatori sociali del comune, i migranti, il comitato provinciale contro gli sfratti e per il diritto all’abitare. Tutte realtà che hanno fatto una scelta precisa sfilando dietro allo striscione “Per un maggio di lotta contro debito, sacrifici e austerity. Global Strike!”.

Questo da il segno di una rabbia che monta insieme alla mannaia dei tagli ai servizi pubblici, ai posti di lavoro, alla cultura, dettati dalle politiche di austerity, che la giunta comunale di Brescia sta attuando in maniera esemplare. Una rabbia che i sindacati non possono e nè vogliono accogliere, e che diventa immediatamente voglia di scendere in piazza, di riprendersi le strade per determinare in prima persona, da subito, senza mediazioni, il proprio futuro.

Negli interventi torna continuamente il riferimento al Maggio dello sciopero globale, che abbatte i confini nazionali, per un’offensiva diffusa contro il neoliberismo che per rafforzare il proprio dominio, da anni soffoca il cosiddetto 99% con il ritornello della crisi. Ma vengono anche annunciati appuntamenti a raffica per le prossime settimane, che culmineranno con la mobilitazione degli studenti medi il 15 Maggio: le famiglie sotto sfratto invitano ai picchetti “casa per casa”, contro i tagli ai trasporti che il comune sta attuando si invita ad invadere il consiglio comunale Lunedì 7 Maggio, gli operatori sociali annunciano diverse assemblee pubbliche in piazza, genitori e lavoratori delle scuole medie ed elementari annunciano riunioni ed una grossa mobilitazione.

E’ in questo clima e con questa voglia di non mediare più, di riprendersi la propria vita strappandola dalle grinfie del neoliberismo e della finanza che lo spezzone si permette una sosta in Via Porcellaga: l’obiettivo è il supermercato PAM il cui direttore aveva dichiarato che sarebbe stato “orgogliosamente aperto” il Primo Maggio. Vengono accesi un paio di fumogeni, decine di persone entrano al grido di “Vergogna!”, le casse vengono simbolicamente chiuse con un nastro da cantiere e diversi dipendenti si fermano. Dopo l’azione il migliaio di persone sfila fino a Piazza della Loggia, senza però fermarsi. Come ogni anno lo spezzone antagonista abbandona la piazza dei sindacati per sciogliersi in Largo Formentone.

Il dato che rimane, e che fa ben guardare al Maggio che viene, è che anche a Brescia c’è tanta voglia di stare in piazza, di condividere la propria rabbia ed urlare che la misura è colma. C’è voglia di un cambio di rotta, drastico; di percorrere nuove strade, diverse dal sistema della crisi e dei sacrifici, diverse dall’etica per la quale bisogna “salvare la barca”. Piuttosto in tanti iniziano a pensare di lasciarla alla deriva, la barca dei governanti e dei banchieri, per intraprendere strade differenti e possibili.

Insomma, c’è voglia di sciopero globale.