CORONAVIRUS: TRA QUESTIONE SANITARIA E CONSEGUENZE SULLE NOSTRE VITE

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Quella che ci troviamo ad affrontare in queste settimane è una vera emergenza sanitaria e pensiamo che in quanto tale vada affrontata con la massima serietà. Secondo il principio di precauzione, riteniamo di seguire le indicazioni igienico-sanitarie per contribuire al contenimento della diffusione del contagio. Con tranquillità, senza cedere al panico, ma senza sottovalutare la situazione e le conseguenze che può avere sulle persone più fragili e con minore possibilità di accesso alle cure.

Decenni di progressiva privatizzazione della sanità pubblica e di tagli al personale, oggi presentano il conto e rendono estremamente difficile la gestione di questa emergenza: posti letto insufficienti (anche e soprattutto in terapia intensiva), difficoltà nella gestione dei pazienti, richiamo in servizio di pensionati, blocco delle ferie, turni straordinari e sospensione dei riposi per il personale. Conseguenza di questa situazione è anche il rinvio di alcune prestazioni sanitarie.

Allo stesso modo le misure emergenziali anti-Covid19 stanno evidenziando anni di precarizzazione dei rapporti di lavoro, cancellazione dei diritti e progressivo smantellamento delle tutele. I costi di questa emergenza vengono scaricati sulle fasce più ricattabili della popolazione. Le misure tampone disposte dal governo non sono sufficienti. Non garantiscono la sopravvivenza oggi, nè risolvono il problema alla radice: migliaia di lavoratrici e lavoratori – con contratti resi possibili dalle riforme del mercato del lavoro – non hanno comunque la garanzia di poter arrivare alla fine del mese nonostante l’emergenza. Pensiamo a chi lavora nelle scuole, nella cura, nello spettacolo, nella cultura, nel turismo, nello sport, nella ristorazione, nella logistica, alle piccole partite iva. A chi è costretto a recarsi sul luogo di lavoro, per non perdere il posto e nonostante il rischio di contagio. Pensiamo anche a chi, nella condizione di migrante, è ancor più ricattabile in quanto vede legata la possibilità di rimanere in Italia al proprio contratto di lavoro.

Ancora una volta, inoltre, il peso della gestione dell’emergenza ricade in maniera più grave sulle spalle delle donne, molte delle quali non hanno ricevuto lo stipendio perché lavoratrici precarie ma anche perché sono dovute rimanere a casa con figli, figlie e/o con gli anziani e anziane.

Proprio perchè siamo convinti che in questo momento la cosa più importante sia la tutela della salute della collettività, riteniamo inaccettabile che molte lavoratrici e molti lavoratori siano comunque esposti al rischio per non fermare la produzione e che altrettanti, a casa dal lavoro, non abbiano alcun tipo di garanzia sul proprio presente e futuro. Siamo anche consapevoli che le emergenze possono essere un’occasione per attaccare e limitare diritti e libertà, e che c’è il rischio che chi governa possa tentare di introdurre stabilmente – passata l’emergenza – limitazioni al diritto allo sciopero, alle manifestazioni e alla libertà d’espressione. In questo caso dovremo essere vigili e pronti a rispondere.

Questo è il momento in cui esigere la garanzia di un diritto alla salute accessibile, un reddito di quarantena che garantisca la sopravvivenza di tutte e tutti, ma anche di mettere in discussione le politiche di privatizzazione, attacco ai diritti e alle condizioni di vita, messe a nudo da questa emergenza.

Pensiamo sia anche il momento di discutere e di pensare insieme a quale possa essere il modo migliore di affrontare e gestire, dal basso, questa situazione. Per questo invitiamo a partecipare, venerdì 6 marzo, dalle ore 17.40 sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, a un’assemblea pubblica radiofonica in cui esprimere il proprio punto di vista o raccontare la propria esperienza di questi giorni.

CSA Magazzino47
Associazione Diritti per tutti
Kollettivo Studenti In Lotta

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