C’È CHI DICE NO: I PERCHÉ DI UN “NO!” SOCIALE

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Il 4 dicembre voteremo sulle modifiche alla costituzione volute dal governo Renzi e fortemente caldeggiate dalla Commissione europea.
Queste si accompagneranno a una nuova legge elettorale e, insieme, delineeranno il nuovo assetto istituzionale per gli anni a venire. Le novità principali volute da Renzi sono due: il superamento del bicameralismo paritario e la riforma del titolo V. La prima eliminerà il suffragio universale per una delle due camere, il Senato, e sancirà la predominanza del potere esecutivo su quello legislativo una volta combinata con la legge elettorale. La seconda riassegnerà una serie di competenze dalle regioni allo stato.

Ad uno sguardo superficiale il voto sembrerebbe non influenzare i destini di noi lavoratori, precari, studenti o disoccupati. Le questioni parlamentari o le competenze tra stato e regioni appaiono distanti dalla quotidiana lotta per arrivare alla fine del mese con un salario inesistente, a intermittenza o spesso troppo basso. Non è così.

Innanzitutto, come siamo arrivati fin qui?

Nel 2011 la BCE (Banca Centrale Europea) inviò una lettera a Berlusconi, a quel tempo Presidente del Consiglio, invitandolo a liberalizzare i servizi pubblici, aumentare la flessibilità nel mercato del lavoro, rendere i licenziamenti più semplici, riformare il sistema pensionistico, aumentare il controllo su regioni ed enti pubblici e ridurre il costo del pubblico impiego. Berlusconi fu costretto ad andarsene di lì a poco. Subentrò Monti e inserì il pareggio di bilancio in costituzione attraverso la modifica dell’art.81, sempre per volere dell’Unione Europea, subordinando tutti i diritti citati nella carta costituzionale a un bilancio governato dall’esterno da banche e finanza. Le sollecitazioni per una sferzata sui troppi diritti italiani, conquistati in anni di lotte, si moltiplicarono. J.P. Morgan, società di investimenti finanziari con banca annessa, pubblicò un’analisi in cui invitò i paesi del Sud Europa a modificare le proprie costituzioni definite troppo socialiste e ostili al processo di integrazione europeo. In particolare, secondo le banche e la grande finanza internazionale, i limiti della nostra costituzione risiederebbero nell’esecutivo debole
rispetto al parlamento, il governo centrale impotente sulle regioni, le tutele dei diritti dei lavoratori e la possibilità che il popolo protesti e abbia il diritto di farlo nel caso in cui le leggi approvate non siano gradite. A questo punto, dopo il governo fantoccio di Letta, fu la volta di Renzi che con il Job Act esaudì subito due direttive europee: rese ancora più flessibile il mercato del lavoro e facilitò i licenziamenti. La riforma Madia accompagnata dalla riforma della Buona Scuola mise definitivamente la PA sulla via della privatizzazione. Lo sblocca Italia esautorò enti locali e regioni da alcuni poteri su ambiente e grandi opere. La riforma costituzionale, associata alla legge elettorale, è la ciliegina sulla torta che il Presidente del Consiglio vuole regalare alle banche, alla finanza e ai capitalisti di tutta Europa contro le nostre esistenze, il nostro presente e il nostro futuro.

Dunque perchè opporsi a questa riforma?

Perché rappresenta il punto d’arrivo di un percorso iniziato molti anni fa, che ci ha portato alla società dell’iper-sfruttamento nella quale oggi viviamo. Dicendo NO a questa riforma, ormai è chiaro, non manderemo a casa Renzi né tanto meno faremo una rivoluzione; tuttavia metteremo un granello di sabbia negli ingranaggi sempre più oliati della governance politica e finanziaria e delle istituzioni dell’Unione Europea. Inoltre, si tratta di rendere più dura la vita al PD e al partito trasversale degli affari, alla continua ricerca di speculazioni sulle nostre vite e sui territori, di un costo del lavoro sempre più basso che per noi si traduce in voucher, precarietà, licenziamenti facili e il totale smantellamento dello stato sociale. Dire NO il 4 dicembre ci permetterà, se scenderemo anche in piazza a lottare, di mettere il bastone tra le ruote alle prossime politiche lacrime e sangue che tenteranno di imporci.

VOTIAMO NO PER FERMARE I PIANI DEL PARTITO DELLA NAZIONE, LOTTIAMO E SCENDIAMO IN PIAZZA PER CACCIARE IL GOVERNO RENZI!

SABATO 12 NOVEMBRE → LA MINISTRA ALLE RIFORME E FIRMATARIA DELLA PROPOSTA DI RIFORMA COSTITUZIONALE MARIA ELENA BOSCHI A BRESCIA?
CACCIAMOLA!
ORE 9.00 – PIAZZA GARIBALDI

DOMENICA 27 NOVEMBRE → CORTEO NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER IL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. TUTTE E TUTTI A ROMA! (PER PULLMAN CHIAMA RADIO ONDA D’URTO ALLO 030/45670)

DOMENICA 4 DICEMBRE → VOTA “NO” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

SABATO 10 DICEMBRE → RENZI A BRESCIA PER INAUGURARE LA TAV TREVIGLIO-BRESCIA. SCENDIAMO IN PIAZZA ANCHE OLTRE IL REFERENDUM: CACCIAMO “IL BOMBA” DA BRESCIA!

#CÈCHIDICENO #BRESCIADICENO

CSA MAGAZZINO 47

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