Due giorni fa, nel corso di una conferenza stampa, abbiamo reso pubblico il fatto che il questore di Brescia, Paolo Sartori, ha notificato un avviso orale a tre nostri militanti. Si tratta di un provvedimento amministrativo di “ammonimento” nei confronti di persone ritenute socialmente pericolose previsto dalla normativa anti-mafia.
Il documento – consegnato ai militanti dalla Divisione Anticrimine sezione Misure di Prevenzione della Questura – spiega che questo provvedimento si è reso necessario poiché i tre hanno partecipato a una manifestazione il 24 gennaio a Brescia.
La manifestazione in questione si è svolta in maniera del tutto pacifica, era stata preavvisata alle autorità e il percorso è stato concordato con gli agenti della Questura presenti.
Durante l’incontro con la stampa, dunque, abbiamo constatato quello che il questore Sartori ha scritto e firmato di suo pugno: il diritto a manifestare non è più garantito.
Al contrario, secondo il Questore costituisce un illecito che – così si legge nell’avviso orale – desta “allarme sociale” e crea “pericolo per la sicurezza e la tranquillità pubblica”. Per Sartori, infatti, un breve corteo che non ha registrato alcun tipo di tensione “ha finito con l’essere fonte di concreti e rilevanti rischi di compromissione delle condizioni di ordine e sicurezza pubblica”.
Nemmeno il tempo di salutare i giornalisti e le deputate bresciane Simona Bordonali (Lega) e Cristina Almici (FdI) avevano già scritto i loro comunicati che, manco a dirlo, non c’entrano nulla con il contenuto della nostra conferenza stampa. Hanno a che fare, piuttosto, con la visione del mondo di queste persone: criticare un funzionario pubblico – soprattutto se è della Polizia – è “scandalo”, una “follia”.
Alle due parlamentari si è unito il coro dei consiglieri comunali bresciani di destra, accompagnati per l’occasione dai renziani di Italia viva. Tutti i comunicati parlano di attacchi al Questore e difendono a spada tratta la legalità. Nulla che abbia a che vedere con quanto abbiamo affermato nella conferenza stampa.
Dei comunicati stampa usciti dal consiglio comunale sulla vicenda, soltanto uno ha affrontato il tema che abbiamo posto: i consiglieri Catalano (Al lavoro con Brescia) e Gastaldi (Brescia attiva) hanno espresso “preoccupazione” e “sconcerto” per la spregiudicatezza con cui il questore Sartori utilizza gli strumenti amministrativi a sua disposizione.
Durante la conferenza, avevamo chiesto alla sindaca Laura Castelletti di esprimersi sulla condotta del Questore. Purtroppo non ne ha avuto il tempo.
È stata più che mai celere, però, nell’eseguire quanto le veniva chiesto dai consiglieri dell’opposizione: prendersela con i due esponenti della sua maggioranza che hanno osato mettere in discussione la bontà “a priori” dell’operato di Sartori.
Ora, che la libertà d’espressione, il diritto a manifestare o a esercitare la critica, anche nei confronti delle istituzioni pubbliche, non facciano parte della “cultura” politica della Lega e di Fratelli d’Italia è cosa nota da ben prima di questa vicenda e non sorprende (basti pensare ai “pacchetti sicurezza” del loro governo, che vogliono trasformare il Paese in uno stato di polizia).
Il fatto che chi si considera opposizione istituzionale alla destra al governo – come le forze politiche che compongono la Giunta Castelletti – decida di non esprimersi su un fatto così grave o, peggio, scelga di legittimarlo, pensiamo imponga, invece, una riflessione molto seria.
In tempo di guerre, genocidi, crisi economica e impoverimento di lavoratori e lavoratrici, la sicurezza dovrebbe essere costruita innanzitutto attraverso maggiore giustizia sociale, non lasciando mano libera alla polizia contro il conflitto sociale e istituendo il divieto di critica nei confronti delle questure.
Di fronte a un evidente abuso di potere, un approccio realmente democratico dovrebbe suggerire la difesa del diritto al dissenso e della libertà di espressione.
Centro sociale Magazzino 47
Associazione Diritti per tutti
Collettivo Onda Studentesca