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Radio Onda D'Urto Kollettivo Studenti in Lotta CUA CTV

NON SIAMO IN ATTESA, E NON È NEMMENO DOLCE!

no fertility dayOggi è la giornata nazionale dedicata alla fertilità, il Fertilityday istituito dal Ministero della Salute. L’ultima grande invenzione da parte del nostro governo, per ricordarci che il nostro corpo è un bene comune e che serve per procreare, ma allo stesso tempo ci ricorda anche che non tutte le genitorialità sono uguali e non tutte hanno il diritto di riprodursi.
Il Fertilityday è una giornata che oltre ad esserci stata presentata con una propaganda degna del ventennio fascista ci dice quanto sia importante l’istituzione della famiglia, ma solo di un certo tipo. La famiglia bianca, eterosessuale e socialmente produttiva. Perchè in questa giornata ci viene detto che la fertilità di donne e uomini ha una scadenza, che devono fare dei figli in fretta e devono farne tanti. Una giornata dove ci viene ricordato che l’atto sessuale deve avere solo e soltanto un fine riproduttivo. Per l’ennesima volta ci viene detto che non dobbiamo avere la minima autodeterminazione sui nostri corpi. Che dobbiamo riprodurci e produrre prole, bella, sana e forte per il nostro Stato. Bisogna essere in dolce attesa, perchè questo è il ruolo che spetta alle donne. Perchè sono al mondo solo e soltanto per essere madri.
Nel “Piano Nazionale della Fertilità” si parla di ” Prestigio della Maternità”. Noi non riteniamo che la maternità sia un prestigio, noi riteniamo che la maternità sia una scelta libera, senza dover discriminare chi un figlio non l’ha voluto o non l’ha potuto avere, perchè essere donne non è essere madri.
Non siamo in attesa, e non è nemmeno dolce.
Noi vogliamo che ci venga riconosciuto il diritto all’ autodeterminazione. Perchè vogliamo poter scegliere. Scegliere se avere figli, quando farli, come farli e con chi farli.
Non vogliamo politiche che spingano alla fertilità di una cerchia ristretta, perchè ritenuta degna di avere prole, quando ai soggetti LGBTQI viene imposta una sterilità forzata in quanto non viene riconosciuto loro il diritto a costruirsi una famiglia e ad avere dei figli. Vogliamo rivendicare la legittimità delle pratiche sessuali e delle scelte non riproduttive Vogliamo che sia permesso a tutte di accedere all’ IVG e alla pillola del giorno dopo senza dover fare battaglie con gli obbiettori per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto.
Queste campagne, queste politiche, sono violenza. Violenza sulle donne, violenza sui/sulle trans, sulle lesbiche. Violenza su tutti quei soggetti che decidono di scegliere in modo autonomo sulle proprie vite e sui propri corpi. Un tipo di violenza politica e istituzionale che non siamo più dispost* ad accettare.
Lo ribadiamo oggi e lo continueremo a dire tutti i giorni: vogliamo essere liber* di scegliere sui nostri corpi, indipendentemente dal nostro genere e orientamento sessuale.
CSA MAGAZZINO 47

SABATO 24 SETTEMBRE, MANIFESTAZIONE A ROMA IN SOLIDARIETA’ AL POPOLO CURDO. (PULLMAN DA BRESCIA)

yyyyppgpullmanPullman da Brescia promosso da CSA Magazzino47, Associazione Diritti per tutti, Cobas Brescia, Rete Kurdistan Brescia.
Partenza ore 5.00 dal CSA Magazzino47, via Industriale.
PER INFO E PRENOTAZIONI CHIAMARE 030-45670 Radio Onda d’Urto.

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 24 SETTEMBRE A SOSTEGNO DEL POPOLO CURDO E DELLA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA IN ROJAVA, PER LA LIBERAZIONE DI OCALAN. 

Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città – Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice – vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.

Dopo il fallito “tentativo di golpe” del 15 Luglio, attribuito ai seguaci di Gülen, Erdogan dà il via al terrore che sta eliminando qualsiasi parvenza di democrazia, con il repulisti di accademici, insegnanti, giornalisti, magistrati, militari, medici, amministratori, impiegati statali, invisi al regime: 90.000 tra licenziamenti e rimozioni, 30.000 arresti; chiusura di giornali, stazioni radio-televisive, centri di cultura e sedi di partito.

Inoltre vi è la forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza e di salute del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, di cui non si hanno più notizie certe: dal 5 aprile 2015 Öcalan è segregato in isolamento, gli vengono negati il diritto a comunicare e a incontrare i familiari e gli avvocati in spregio e alle convenzioni e ai diritti internazionali. Abdullah Öcalan, legittimo rappresentante del popolo curdo, è indispensabile alla risoluzione della questione curda nell’ambito della democratizzazione della Turchia e del Medioyyyyppgassemblea Oriente, così come tracciato nel disegno del Confederalismo Democratico.

Il 24 agosto 2016 l’esercito turco ha invaso la città di Jarablus con il pretesto di combattere il terrorismo e lo Stato Islamico (IS) che ha consegnato la città all’esercito turco e alle organizzazioni jihadiste a loro fianco, come Jabhat Fatah al-Sham e a gruppi come Ahrar El-Sham, senza colpo ferire. Gli attacchi dell’esercito turco non sono diretti contro ISIS ma contro le Forze Democratiche Siriane (SDF), esclusivamente ai danni dell’insorgenza liberatrice curda nei territori del Rojava.

È un dato di fatto che gli Stati Uniti e l’Europa non solo hanno chiuso un occhio su questi attacchi, ma stanno fornendo il sostegno allo Stato turco che con la complicità dell’UE continua a usare i profughi come arma di ricatto. L’invasione turca del nord della Siria aumenta il caos esistente nella regione inferocendo la guerra civile, creando nuovi rifugiati e nuovi disastri umanitari.

TUTTO QUESTO DEVE FINIRE! RIFIUTANDO IL VERGOGNOSO ACCORDO UE-TURCHIA, CHE LEDE I DIRITTI UMANI DEI PROFUGHI E FINANZIA LA GUERRA SPORCA CONTRO IL POPOLO CURDO.

Il popolo curdo insieme agli altri gruppi etnici, religiosi e culturali ha costituito una Confederazione Democratica nel nord della Siria, il Rojava, dove coesistono pacificamente e nel rispetto reciproco popoli e fedi religiose diverse tra loro: assiri, siriani, armeni, arabi, turcomanni. Questa Confederazione rappresenta una prospettiva ed un valido esempio per una Siria democratica; per questo è necessario sostenere questa esperienza di rivoluzione sociale di cui sono state protagoniste in primo luogo le donne.

Ora questa decisiva esperienza democratica per le sorti di un altro Medio Oriente rischia di essere cancellata dall’invasione turca. E’ dunque urgente la mobilitazione internazionale a fianco del Rojava e della resistenza del popolo curdo.

Rispondendo all’appello internazionale sottoscritto da intellettuali, scrittori, artisti, politici e difensori dei diritti umani, invitiamo tutti e tutte coloro che in questi anni hanno sostenuto la lotta di liberazione del popolo curdo e la rivoluzione democratica, A SCENDERE IN PIAZZA IL 24 SETTEMBRE A ROMA

* Per fermare l’invasione turca del Rojava; contro la sporca guerra della Turchia al popolo curdo e sulla pelle dei profughi e rifugiati

* Contro la repressione della società civile, del movimento curdo e di tutte le forze democratiche in Turchia

* Contro la barbarie dell’Isis per l’universalismo dei valori umani;

* Per il Confederalismo Democratico

* Per bloccare il supporto delle potenze internazionali e locali, in particolare USA e UE alla Turchia e mettere fine al vergognoso accordo sui profughi

* Per la fine dell’isolamento e per la liberazione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan

IN PIAZZA PER IL KURDISTAN

ROMA – PORTA PIA ORE 15.00

SABATO 24 SETTEMBRE
Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia

Rete Kurdistan Italia


I PARCHI PUBBLICI NON HANNO DIVIETI D’ACCESSO!

fontanoneCastel Mella è una cittadina dell’hinterland bresciano di 11 mila abitanti, ubicata a circa 8 km a sud-ovest di Brescia; qui, il 25 luglio scorso si è svolto un Consiglio Comunale durante il quale è stato votato il regolamento per l’utilizzo del Parco del Fontanone, firmato dal sindaco leghista Giorgio Guarneri.

Da quel giorno a Castel Mella, sei sei forestiero, senza residenza nel comune di Castel Mella, senza permesso e senza tassa, nel parco non giochi, non corri, non mangi, non ascolti la musica e non socializzi.

Nell’articolo 3 del neo-approvato regolamento si legge infatti che “i gruppi di cittadini non residenti a Castel Mella non possono utilizzare la struttura (tavoli, sedie e “barbeque”) senza prima aver richiesto all’Amministrazione Comunale la prescritta Autorizzazione di cui all’art. 7”. L’articolo 7 snocciola poi la questione delle autorizzazioni secondo cui “l’Amministrazione Comunale può, previa richiesta indirizzata all’Ufficio di Polizia Locale, da presentare all’Ufficio Protocollo almeno 10 giorni lavorativi prima della data dell’utilizzo, autorizzare i cittadini a consentire l’utilizzo della struttura da parte dei gruppi di cittadini non residenti a Castel Mella previo pagamento del canone di occupazione (COSAP); installare attrezzature mobili di qualsiasi genere; utilizzare strumenti musicali e radiofonici”.

Il Comune dice di voler “salvaguardare e riqualificare lo spazio verde”, così come “il decoro, l’ordine, la pulizia e il rispetto per l’ambiente all’interno del parco” prevedendo per i trasgressori multe da 50 a 500 euro, ma le parole del sindaco leghista non lasciano dubbi sui veri intenti del nuovo regolamento: “con la richiesta in Comune almeno sappiamo chi occupa il parco e chi eventualmente danneggia” ha detto Guarneri. «Gli extracomunitari erano diventati i proprietari del parco – prosegue – tenevano la musica a manetta fino a tardi ogni fine settimana, bruciavano i tavolini e facevano rumore. Queste, chiamiamole così, persone, hanno portato la zona allo sbando». Tali affermazioni, ben lontane dalla volontà di salvaguardare il verde pubblico, sono la chiara espressione di un regolamento discriminatorio figlio di una politica securitaria che intende governare a colpi di divieti e limitazioni.
Con questo regolamento si impedisce la fruizione di uno spazio pubblico sul criterio della residenza. Si tratta di un regolamento ad esclusione, un regolamento razzista e liberticida, pensato per impedire a gruppi di “forestieri” di ritrovarsi e di fruire dello spazio pubblico.

Pensiamo sia necessario continuare ad affermare l’importanza della difesa dello spazio pubblico attraversabile e fruibile da tutti, ostacolare l’inesorabile tendenza a controllare, regolare, restringere, privatizzare e limitare la socialità. Per questo domenica 11 settembre saremo a Castel Mella: per opporci al nuovo regolamento del Parco del Fontanone e ai deliri securitari della giunta leghista.

C.S.A. Magazzino 47


CONTRO PATRIARCATO E OMOFOBIA – CONTESTIAMO LE SENTINELLE IN PIEDI

Le Sentinelle in piedi fanno riferimento teorico (e ideologico) a figure come Costanza Miriano, autrice di libri dai titoli inquietanti come per esempio “ Sposati e sii sottomessa”, “Sposala e muori per lei” o ancora “ Obbedire è meglio”.

Obbedire è meglio? Meglio di essere ammazzata per mano dell’uomo con cui hai una relazione perchè non sei abbastanza sottomessa?

Leggere titoli come questi per i tempi che corrono è vergognoso. Da Gennaio a oggi sono più di 50 le donne morte – solo in Italia – per mano di uomini, mariti, compagni, fidanzati. Lo scorso anno sono state più di 150.

Le Sentinelle in piedi, nel loro comunicato, si autoproclamano la “nuova Resistenza” e addirittura scrivono che “ogni limitazione richiama pagine di storia che nessuno di noi vorrebbe veder tornare”, una frase che allude a un’epoca fascista conclusa, ma che detta da loro suona del tutto paradossale, poiché sono le Sentinelle ad essere in prima fila contro i diritti delle persone e che al contrario vogliono rievocare, e in alcuni casi mantenere, una cultura per cui le donne debbano essere sottomesse non solo tra le mura domestiche, ma anche nella società.

Le Sentinelle ritengono che le donne di oggi non siano più femmine, in quanto donne emancipate avrebbero rinnegato la loro femminilità e il loro essere nate come esseri generatori di vita.

Non sorprende quindi che queste persone vedano nella figura di Mario Adinolfi – noto esponente della destra neofascista e omofobo che sostiene che “ La moglie sottomessa cristiana è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia. Sottomessa significa messa sotto, cioè la condizione per cui la famiglia possa esistere. Una donna mite” – un “guru” da seguire.

Queste sono le Sentinelle in piedi, persone portatrici di ideali omofobi, sessisti e patriarcali. Persone che si credono la nuova “Resistenza”, la resistenza al male, alla tentazione, al peccato, una resistenza da loro definita altruismo. Che fomentano odio nei confronti di chi vuole esercitare la propria libertà sessuale, la libertà sul proprio corpo. Perché il male per loro è far crescere un bambino con due uomini o con due donne, il male per loro è una donna che utilizzi la pillola del giorno dopo o che esegua un’interruzione volontaria di gravidanza, per loro il male sono gli uomini e le donne che non accettano di ricoprire i ruoli a loro imposti dalla società.

Sono questi i messaggi che vedono la propria realizzazione in gesti estremi come quello compiuto a Orlando, negli Stati Uniti, la notte tra il 12 il 13 giugno scorso, provocando la morte di 50 persone.

Noi non lo accettiamo!

Non accettiamo che in tempi come questi, dove le donne vengono uccise per aver detto basta a rapporti che non volevano più, persone che portano avanti ideali che giustificano gli aguzzini di queste donne scendano in piazza a fare veglie del silenzio. Noi non accettiamo questo loro finto silenzio che promuove valori retrogradi come la cultura patriarcale, che giustifica e legittima i gesti di questi uomini figli del patriarcato.

Noi non vogliamo che le istituzioni espongano drappi rossi per “commemorare” le vittime dei femminicidi, non vogliamo leggi che limitino la libertà della donna per renderla sicura.

Noi vogliamo che venga abbattuta la cultura patriarcale, vogliamo che la stampa riconosca che non sono uomini in preda a raptus, ma che sono uomini cresciuti con valori patriarcali, vogliamo libertà di scegliere sulle nostre vite e autodeterminazione sui nostri corpi.

SABATO 2 LUGLIO 2016 ORE 16.00

PIAZZA VITTORIA, BRESCIA

PER IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DI TUTTE E TUTTI, CONTESTIAMO LE SENTINELLE IN PIEDI – RESPINGIAMO PATRIARCATO E OMOFOBIA

C.S.A. MAGAZZINO 47


CHI DECIDE SULLA CITTÀ? NO ALLA MERIDIANA IN PIAZZA ROVETTA

LARGO FORMENTONE

Una notista degli anni Trenta descrisse così la situazione di fine Ottocento: “Vicino alla Loggia prendendo verso nord attraverso vicoli strettissimi, tra case miserabili si sbucava nel famigerato quartiere di Rossovere. Il Garza scendeva scoperto da Porta Pile, un ponte stretto disimpegnava il transito in senso mattina-sera e nell’attuale spazio che il popolo chiama piazza Rovetta era allora un groviglio di catapecchie e di vicoli sordidi. Nei pressi dell’attuale via Capriolo vi era un dedalo di vicolacci brevi, bui, lerci, contorti, ove appena si poteva passare a piedi […]. Un tanfo esalava, specialmente d’estate dalla sporcizia delle straduncole sconnesse e dalle persone che vi bivaccavano.” (Robecchi F., Floride botteghe artigiane sui corsid’acqua e con la copertura dei canali inizia la decadenza, in Assessorato ai beni e alle attività culturali (a cura di), Il quartiere Carmine,1989, pag. 20).

Chi decide sullo spazio pubblico? Chi decide della sua progettazione, del suo utilizzo e del suo attraversamento?
Parliamo di Largo Formentone, secondo l’ufficialità dello stradario comunale, o di Piazza Rovetta, secondo la tradizione popolare, un importante crocevia per la città di Brescia, uno spazio proprio accanto alla centrale e rappresentativa piazza della Loggia che apre le porte allo storico quartiere del Carmine; uno spazio interessato da diverse dispute tra progetti falliti o bocciati ancor prima di vedere la luce; uno spazio ibrido a metà strada tra una piazza e un incrocio; uno spazio che sembra non trovare contenuto e identità.
Eppure di proposte se ne sono susseguite molte. Eppure le panchine che lo abitavano sono state rimosse nel lontano 2008 da una giunta repressiva e securitaria e ancora oggi faticano a riapparire.

Il caso in questi giorni è scoppiato per la decisione dei proprietari dell’ormai celebre muro color sabbia grande 280 metri quadrati di riempire questo vuoto con una meridiana adornata da figure che dovrebbero rimandare alla tradizione della città di Brescia e alla sua storia: tra Garibaldi, Tito Speri e Tartaglia spunta anche il nome di Mussolini che guarda il Bigio. Se questo progetto venisse attuato, quindi, Brescia si presenterebbe ai suoi abitanti e ai passanti con la faccia di Mussolini dipinta su di un muro grande 280 metri quadrati nel mezzo della città, in un quartiere come quello del Carmine da sempre riconosciuto per la sua vocazione all’accoglienza e per la composizione sociale meticcia e popolare!
L’idea dei proprietari è stata apprLargo Formentone Bresciaovata dalla Soprintendenza poiché il muro non ha vincolo monumentale, quindi, in virtù della proprietà privata, i padroni del muro possono decidere di fare in piazza Rovetta quello che gli pare. Inoltre questa soluzione sembrerebbe far guadagnare tempo e soldi al comune che, anzi, dovrebbe addirittura elargire un bonus di 15.000 euro ai proprietari per ripagarli del disturbo.

Basta quindi essere proprietari di un muro per decidere l’immagine che la città vuole comunicare agli abitanti e a tutte le persone che passeggeranno per le vie del centro storico?
Cosa dà il diritto a qualcuno di decidere cosa fare dello spazio pubblico?
Perché è bene ricordarsi che non si tratta solo di un muro.
Stiamo parlando di Piazza Rovetta, porta naturale del quartiere del Carmine.
Stiamo parlando di uno spazio nato sulle macerie volute dai piani regolatori dell’epoca fascista che, per fare spazio a grandi piazze che ricordassero il foro romano o a grandi strade che richiamassero alla memoria l’architettura ottocentesca, demolirono il quartiere popolare delle Pescherie e alcuni caseggiati del quartiere del Carmine, sfrattando e relegando nelle periferie gli abitanti.
Stiamo parlando di un luogo che fu teatro delle terribili ed infami fucilazioni fasciste del 13 novembre 1943 quando Arnaldo Dall’Angelo, operaio alla radiatori e militante del Partito Comunista Clandestino venne crivellato di colpi e dove, insieme al suo cadavere, vennero lasciati, a monito per la crescente Resistenza bresciana, i corpi privi di vita di Guglielmo Perinelli, anziano operaio della OM che venne freddato sulla soglia di casa in via F.lli Bandiera, e di Rolando Pezzagno, anarchico che venne ucciso in via S.Faustino.
Stiamo parlando dunque di un muro che forse per la Soprintendenza non avrà vincoli monumentali ma che di sicuro caratterizza una piazza significativa per la città e per i suoi abitanti che quindi dovrebbero essere coinvolti nella progettazione e rivitalizzazione di questo spazio che è di tutti e non si esaurisce in un muro e nei suoi proprietari.

Abbiamo pensato dunque di indire un’assemblea pubblica, aperta a tutti, che parli delle sorti di piazza Rovetta ma non solo, che affronti i temi della progettazione urbanistica, dell’uso degli spazi pubblici, dei bisogni degli abitanti e del loro ruolo nelle decisioni sulla città.

VENERDì 17 GIUGNO
PIAZZA ROVETTA, Largo Formentone – Brescia
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• ore 20 inizio Assemblea Pubblica
• Durante l’iniziativa sarà possibile partecipare alla decorazione di pannelli da dipingere, disposti per una jam artistica aperta a chiunque voglia esprimersi
• A seguire musica DjSet in Piazza