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Comunicato post corteo “Brescia dice NO alla ministra Boschi, cacciamo il governo Renzi!”

Questa mattina un corteo deciso a portare nelle strade di Brescia i molti no al referendum costituzionale, che si stanno moltiplicando in tutta la penisola, ha sfilato per le vie della città contestando la presenza della ministra Boschi. Studenti, precari, disoccupati occupanti di case e inquilini resistenti hanno comunicato con le molte persone presenti ai margini del corteo spiegando i motivi per cui sarà importante votare no al referendum del 4 dicembre. Il piano casa, il jobs act, la riforma della buona scuola sono tasselli che compongono l’ariete attraverso il quale il governo Renzi sta scardinando e saccheggiando i diritti conquistati in anni di lotte. Gli obiettivi sono la creazione di studenti pronti a diventare merce per le grandi aziende, l’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e la necessità di fermare le lotte per la casa favorendo speculazioni e grandi immobiliaristi. Il referendum costituzionale è un tassello fondamentale del disegno renziano e rappresenta la necessità di rendere governabile, a favore di banche e multinazionali, il nostro paese continuando ad imporre misure d’austerità.

Come sempre accade la polizia targata PD non ha esitato a schierare centinaia di uomini a difesa della sua ministra transennando tutte le vie che portavano allo spot referendario voluto dal governo. Il corteo ha deciso di non accettare la militarizzazione della propria città e come risposta ha ricevuto le manganellate democratiche che ben rappresentano lo spirito di questo PD. Con decisione la manifestazione è comunque riuscita ad avanzare e a dare vita a una giornata di lotta per le vie di Brescia.

Lunedì Renzi sarà di nuovo in città per l’ennesima tappa della sua propaganda. Noi saremo di nuovo in strada per ribadire il nostro NO alla riforma costituzionale e alle politiche del governo.

Rimanete sintonizzati per i prossimi appuntamenti del NO sociale!

#cèchidiceno #bresciadiceno

bresciadiceno

 


C’È CHI DICE NO: I PERCHÉ DI UN “NO!” SOCIALE

Il 4 dicembre voteremo sulle modifiche alla costituzione volute dal governo Renzi e fortemente caldeggiate dalla Commissione europea.
Queste si accompagneranno a una nuova legge elettorale e, insieme, delineeranno il nuovo assetto istituzionale per gli anni a venire. Le novità principali volute da Renzi sono due: il superamento del bicameralismo paritario e la riforma del titolo V. La prima eliminerà il suffragio universale per una delle due camere, il Senato, e sancirà la predominanza del potere esecutivo su quello legislativo una volta combinata con la legge elettorale. La seconda riassegnerà una serie di competenze dalle regioni allo stato.

Ad uno sguardo superficiale il voto sembrerebbe non influenzare i destini di noi lavoratori, precari, studenti o disoccupati. Le questioni parlamentari o le competenze tra stato e regioni appaiono distanti dalla quotidiana lotta per arrivare alla fine del mese con un salario inesistente, a intermittenza o spesso troppo basso. Non è così.

Innanzitutto, come siamo arrivati fin qui?

Nel 2011 la BCE (Banca Centrale Europea) inviò una lettera a Berlusconi, a quel tempo Presidente del Consiglio, invitandolo a liberalizzare i servizi pubblici, aumentare la flessibilità nel mercato del lavoro, rendere i licenziamenti più semplici, riformare il sistema pensionistico, aumentare il controllo su regioni ed enti pubblici e ridurre il costo del pubblico impiego. Berlusconi fu costretto ad andarsene di lì a poco. Subentrò Monti e inserì il pareggio di bilancio in costituzione attraverso la modifica dell’art.81, sempre per volere dell’Unione Europea, subordinando tutti i diritti citati nella carta costituzionale a un bilancio governato dall’esterno da banche e finanza. Le sollecitazioni per una sferzata sui troppi diritti italiani, conquistati in anni di lotte, si moltiplicarono. J.P. Morgan, società di investimenti finanziari con banca annessa, pubblicò un’analisi in cui invitò i paesi del Sud Europa a modificare le proprie costituzioni definite troppo socialiste e ostili al processo di integrazione europeo. In particolare, secondo le banche e la grande finanza internazionale, i limiti della nostra costituzione risiederebbero nell’esecutivo debole
rispetto al parlamento, il governo centrale impotente sulle regioni, le tutele dei diritti dei lavoratori e la possibilità che il popolo protesti e abbia il diritto di farlo nel caso in cui le leggi approvate non siano gradite. A questo punto, dopo il governo fantoccio di Letta, fu la volta di Renzi che con il Job Act esaudì subito due direttive europee: rese ancora più flessibile il mercato del lavoro e facilitò i licenziamenti. La riforma Madia accompagnata dalla riforma della Buona Scuola mise definitivamente la PA sulla via della privatizzazione. Lo sblocca Italia esautorò enti locali e regioni da alcuni poteri su ambiente e grandi opere. La riforma costituzionale, associata alla legge elettorale, è la ciliegina sulla torta che il Presidente del Consiglio vuole regalare alle banche, alla finanza e ai capitalisti di tutta Europa contro le nostre esistenze, il nostro presente e il nostro futuro.

Dunque perchè opporsi a questa riforma?

Perché rappresenta il punto d’arrivo di un percorso iniziato molti anni fa, che ci ha portato alla società dell’iper-sfruttamento nella quale oggi viviamo. Dicendo NO a questa riforma, ormai è chiaro, non manderemo a casa Renzi né tanto meno faremo una rivoluzione; tuttavia metteremo un granello di sabbia negli ingranaggi sempre più oliati della governance politica e finanziaria e delle istituzioni dell’Unione Europea. Inoltre, si tratta di rendere più dura la vita al PD e al partito trasversale degli affari, alla continua ricerca di speculazioni sulle nostre vite e sui territori, di un costo del lavoro sempre più basso che per noi si traduce in voucher, precarietà, licenziamenti facili e il totale smantellamento dello stato sociale. Dire NO il 4 dicembre ci permetterà, se scenderemo anche in piazza a lottare, di mettere il bastone tra le ruote alle prossime politiche lacrime e sangue che tenteranno di imporci.

VOTIAMO NO PER FERMARE I PIANI DEL PARTITO DELLA NAZIONE, LOTTIAMO E SCENDIAMO IN PIAZZA PER CACCIARE IL GOVERNO RENZI!

SABATO 12 NOVEMBRE → LA MINISTRA ALLE RIFORME E FIRMATARIA DELLA PROPOSTA DI RIFORMA COSTITUZIONALE MARIA ELENA BOSCHI A BRESCIA?
CACCIAMOLA!
ORE 9.00 – PIAZZA GARIBALDI

DOMENICA 27 NOVEMBRE → CORTEO NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER IL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE. TUTTE E TUTTI A ROMA! (PER PULLMAN CHIAMA RADIO ONDA D’URTO ALLO 030/45670)

DOMENICA 4 DICEMBRE → VOTA “NO” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

SABATO 10 DICEMBRE → RENZI A BRESCIA PER INAUGURARE LA TAV TREVIGLIO-BRESCIA. SCENDIAMO IN PIAZZA ANCHE OLTRE IL REFERENDUM: CACCIAMO “IL BOMBA” DA BRESCIA!

#CÈCHIDICENO #BRESCIADICENO

CSA MAGAZZINO 47


CARMINE SICURO CON SOCIALITA’ E CONDIVISIONE, NON CON DIVIETI ED ESCLUSIONE!

ordinanza-carmineAncora una volta il quartiere del Carmine torna a essere al centro del dibattito cittadino.

A seguito dell’incontro del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, è stata annunciata la nuova norma “antimovida” nel quartiere: il divieto di vendita di alcolici – da asporto – esteso a tutte le vie del rione, dalle 18 alle 6 del mattino, e la chiusura anticipata di alcuni prescelti esercizi commerciali dalle 20.

Nonostante siano stati diffusi i dati relativi al calo complessivo di reati in città, la giunta democratica di Del Bono decide di sanzionare nuovamente il Carmine.

Nonostante continui a essere terreno di contesa tra una giunta comunale e l’altra, nel vano tentativo di cambiarne il volto e l’essenza, il Carmine è riuscito a mantenere la sua forza di luogo d’aggregazione, di relazione sociale, di attraversamento cittadino, di creazione e trasformazione dal basso.

Ancora una volta, invece, in nome di una sicurezza fittizia (le strade sono più sicure quando più vive e frequentate), si vuole contenere e soffocare la vita della città e di chi la vive.

In uno degli ultimi luoghi estranei alle retoriche della Brescia vetrina, completamente svuotata di vitalità sociale e priva di luoghi d’aggregazione salvo essere imbellettata per i “grandi eventi”, l’amministrazione comunale chiude gli spazi pubblici e ne ordina il coprifuoco. Nella retorica antidegrado, sceglie quindi il pugno di ferro invece che portare la riflessione ai soggetti in causa.

Ancora una volta si vuole spostare l’attenzione dai reali problemi e dalle trasformazioni della città cui stiamo assistendo, per tornare a criminalizzare e colpevolizzare i soggetti che vivono e intervengono realmente per lo sviluppo di questo luogo.

Vogliono costringere al coprifuoco chi il fine settimana vorrebbe godere del proprio tempo, fuori dagli orari del lavoro precario e dalla settimana di corse tra lavori in nero e l’incertezza di arrivare a fine mese. Vogliono penalizzare i negozianti (in particolare, come al solito e senza nulla da invidiare alla vecchia giunta destro-leghista, quelli di origine migrante) che con i loro esercizi commerciali riescono a malapena a pagare affitti e mantenere le proprie famiglie. Vogliono imporre divieti e chiudere spazi in nome di una ultra-abusata retorica che non coglie la complessità del quartiere, le esigenze e i bisogni di chi lo vive e attraversa (che deve poter scegliere tra prendere da bere nei locali oppure nei più economici negozi), ma che vuole controllare ed escludere.

Contro una città vetrina chiusa, per una città solidale, aperta e libera: trasgrediamo il coprifuoco, viviamo il quartiere!

CSA MAGAZZINO 47


10 DICEMBRE E RENZI A BRESCIA. RIFLESSIONI POST-ANNUNCIO PER COSTRUIRE UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE. #BresciaDiceNo

legoPubblichiamo di seguito alcune righe che abbiamo scritto dopo l’annuncio del presidente del Consiglio. In queste sono raccolte alcune riflessioni che vogliamo proporre alle realtà di lotta del nostro territorio, per iniziare a pensare,immaginere e costruire concretamente insieme una mobilitazione all’altezza dell’ennesima provocazione che chi governa vuole imporre al nostro territorio, distrutto da veleni ed emergenze ambientali, afflitto da moltissime emergenze sociali ed economiche, cui le istituzioni non trovano soluzioni reali. 

L’annuncio del presidente del Consiglio Matteo Renzi della propria volontà di essere presente a Brescia sabato 10 dicembre all’inaugurazione della tratta dell’Alta Velocità Treviglio-Brescia non è un fulmine a ciel sereno. La notizia della visita arriva sulla scia di una decisa ripresa – nelle ultime settimane – della retorica propagandistica delle grandi opere con il sensazionale rilancio del Ponte sullo Stretto, della Torino-Lione, del Terzo Valico. Le ennesime “bombe” ad alta mediaticità, tutte rivolte verso la scadenza referendaria del 4 dicembre. Anche sulla scelta del 10 dicembre per l’inaugurazione di lusso, “Il Bomba” ha saputo – o ha cercato di – costruire campagna elettorale, affermando di averla scelta appositamente dopo il referendum costituzionale, per non fare “come i vecchi politici di professione”.

Da qui alcune riflessioni.
Indubbiamente il tenore di quella giornata, per quanto riguarda Renzi e compagnia, sarà determinato in un modo o nell’altro dal risultato della consultazione popolare del 4 dicembre. Tuttavia, con ogni probabilità, quello di Brescia sarà il suo primo tentativo (in una città governata dal Pd e circondato dalle cravatte dei poteri forti, politici ed economici del territorio) di passerella “pubblica” dopo il voto, che lui stesso – salvo i passi indietro dell’ultimo periodo – ha condannato all’essere decisivo per la legittimità del proprio Governo. Che il premier si presenti o meno, quella data esprime comunque già – per chi sul territorio lotta quotidianamente contro l’ingiustizia sociale e contro la devastazione ambientale – un’occasione da non perdere.
Insieme alle resistenze territoriali e ambientali, alla lotta per il diritto all’abitare, alle e ai migranti, alle studentesse e agli studenti, alle lavoratrici e ai lavoratori, ci stiamo organizzando in una campagna nazionale per il “NO sociale” al referendum, e per una grande manifestazione che attraverserà le vie di Roma il 27 novembre per sfiduciare dal basso le politiche di Renzi e del Partito della Nazione, dal Jobs Act dello sfruttamento e della precarietà assoluti, allo Sblocca Italia delle trivelle e delle grandi opere utili solo a devastare i territori e ingrassare i profitti di pochi, dal Piano Casa che attacca chi non può più avere una casa e decide di lottare per conquistarsela, ai continui tagli alla sanità, dall’adesione alle missioni di guerra alle politiche di controllo e respingimento dei migranti in cerca di un futuro migliore.
La data del 10 dicembre a Brescia rappresenta, a nostro avviso, la possibilità di costruire una grande giornata di mobilitazione. La possibilità di fare subito un passo oltre, di riuscire immediatamente a proseguire la campagna dopo la scadenza del referendum costituzionale con una giornata di lotta che sappia unire le soggettività che sul nostro territorio costruiscono percorsi di lotta per la difesa del territorio, per il diritto alla casa, per la libertà di movimento e contro il razzismo, per il reddito e la dignità di tutte e tutti. Ma che sappia soprattutto indicare in modo chiaro un nemico, che quel giorno sarà in città in una delle sue espressioni apicali, a chi ogni giorno deve stringere i denti per andare avanti, a chi non ha un lavoro, a chi ha un lavoro precario, a chi va vanti a voucher, a chi è sfruttato, a chi rischia l’espulsione e a chi crolla la scuola in testa.
Una possibilità ancora tutta da esplorare, immaginare, costruire insieme, ogni esperienza, ogni fronte di lotta, con i propri contenuti. Quel che è certo – crediamo – è che Matteo Renzi e le sue proverbiali menzogne, in un territorio simbolo dello sfruttamento iperproduttivo e della truffa sistematica di migliaia di lavoratori, nativi e migranti, colpito pesantemente dall’emergenza abitativa, minacciato dalla devastazione del TAV e già martoriato da veleni di ogni genere e grandi opere inutili, non dovranno trovare spazio per una passerella in grande stile.
Insomma, anche una settimana dopo il referendum, con determinazione, Brescia e territorio dovranno dire ancora no.

CSA Magazzino 47
Diritti per tutti
Kollettivo Studenti in Lotta


NON SIAMO IN ATTESA, E NON È NEMMENO DOLCE!

no fertility dayOggi è la giornata nazionale dedicata alla fertilità, il Fertilityday istituito dal Ministero della Salute. L’ultima grande invenzione da parte del nostro governo, per ricordarci che il nostro corpo è un bene comune e che serve per procreare, ma allo stesso tempo ci ricorda anche che non tutte le genitorialità sono uguali e non tutte hanno il diritto di riprodursi.
Il Fertilityday è una giornata che oltre ad esserci stata presentata con una propaganda degna del ventennio fascista ci dice quanto sia importante l’istituzione della famiglia, ma solo di un certo tipo. La famiglia bianca, eterosessuale e socialmente produttiva. Perchè in questa giornata ci viene detto che la fertilità di donne e uomini ha una scadenza, che devono fare dei figli in fretta e devono farne tanti. Una giornata dove ci viene ricordato che l’atto sessuale deve avere solo e soltanto un fine riproduttivo. Per l’ennesima volta ci viene detto che non dobbiamo avere la minima autodeterminazione sui nostri corpi. Che dobbiamo riprodurci e produrre prole, bella, sana e forte per il nostro Stato. Bisogna essere in dolce attesa, perchè questo è il ruolo che spetta alle donne. Perchè sono al mondo solo e soltanto per essere madri.
Nel “Piano Nazionale della Fertilità” si parla di ” Prestigio della Maternità”. Noi non riteniamo che la maternità sia un prestigio, noi riteniamo che la maternità sia una scelta libera, senza dover discriminare chi un figlio non l’ha voluto o non l’ha potuto avere, perchè essere donne non è essere madri.
Non siamo in attesa, e non è nemmeno dolce.
Noi vogliamo che ci venga riconosciuto il diritto all’ autodeterminazione. Perchè vogliamo poter scegliere. Scegliere se avere figli, quando farli, come farli e con chi farli.
Non vogliamo politiche che spingano alla fertilità di una cerchia ristretta, perchè ritenuta degna di avere prole, quando ai soggetti LGBTQI viene imposta una sterilità forzata in quanto non viene riconosciuto loro il diritto a costruirsi una famiglia e ad avere dei figli. Vogliamo rivendicare la legittimità delle pratiche sessuali e delle scelte non riproduttive Vogliamo che sia permesso a tutte di accedere all’ IVG e alla pillola del giorno dopo senza dover fare battaglie con gli obbiettori per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto.
Queste campagne, queste politiche, sono violenza. Violenza sulle donne, violenza sui/sulle trans, sulle lesbiche. Violenza su tutti quei soggetti che decidono di scegliere in modo autonomo sulle proprie vite e sui propri corpi. Un tipo di violenza politica e istituzionale che non siamo più dispost* ad accettare.
Lo ribadiamo oggi e lo continueremo a dire tutti i giorni: vogliamo essere liber* di scegliere sui nostri corpi, indipendentemente dal nostro genere e orientamento sessuale.
CSA MAGAZZINO 47

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