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Radio Onda D'Urto Kollettivo Studenti in Lotta CTV

Lotteremo per Sana!

Rise up with Fists! by Brigette BarragerSana Cheema, 25 anni, cresciuta in Italia e con cittadinanza italiana, strangolata dal padre e dal fratello per non aver accettato un matrimonio combinato.

Una donna, uccisa da un uomo.
In questi giorni a Brescia ci son state una conferenza stampa e un presidio della comunità pachistana, a cui abbiamo partecipato, per ricordare Sana.
Durante le iniziative di questi giorni, qualcuno ha cercato di assolversi da questa tragedia, altri di strumentalizzarla.
C’è chi ha cercato di strumentalizzare la notizia dando la colpa di ciò che è accaduto alla cultura pakistana, chi alla religione islamica, chi al solito soggetto violento isolato.
In mezzo a queste auto-assoluzioni e strumentalizzazioni non riusciamo a non porci delle domande, a fare delle riflessioni su quanto accaduto.

Innanzitutto riteniamo fondamentale ribadire che si tratta, purtroppo, dell’ennesima donna uccisa da uomini.
Non è questione di provenienza o di religione, si chiama femminicidio!
Sana è stata uccisa in nome di una cultura e di una società patriarcale, dove l’uomo ha il potere e la donna deve obbedire. Questa cultura non è radicata in una sola nazione o in una sola religione, i femminicidi sono dovuti alla prevaricazione dell’uomo sulla donna, che non ha nè nazionalità nè religione.

I media, ma soprattutto alcuni sciacalli locali, si sono affrettati a sottolineare in continuazione la nazionalità di provenienza degli assassini, non hanno esitato a dire che Sana è morta per colpa di quella particolare religione violenta che non permette la libera scelta. Come la candidata sindaca del centrodestra Paola Vilardi e la leader nazionale di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che senza vergogna e in campagna elettorale, non hanno esitato a marcare una netta separazione tra la nostra cultura civile e la loro di bestie violente. Facile lavare i panni sporchi quando non sono “a casa propria”.

Sana non è morta perchè aveva un padre pachistano o una famiglia di religione islamica, Sana è morta perchè era una donna, una donna che voleva essere libera di scegliere sulla propria vita.

Nessuno ha esitato a dire che Sana era una brava ragazza.
Esitazioni che invece è frequente trovare negli articoli di giornale o nei servizi televisivi quando il femminicidio è made in Italy, dove l’uomo assassino italiano è sempre in qualche modo giustificato e la donna in qualche modo colpevole, nonostante in realtà sia vittima.

A noi non interessa se Sana fosse o meno una brava ragazza, Sana non doveva morire. Non doveva morire perchè non voleva essere prevaricata dalla società maschilista.

La violenza sulle donne è fatta dagli uomini, indipendentemente dal loro paese di provenienza. Il problema reale che genera queste violenze, è la società patriarcale in cui ancora oggi viviamo quasi ovunque nel mondo.
Una società che riconosce all’uomo pieno potere decisionale e che addirittura lo giustifica se ammazza una donna. Una società che non riconosce la donna come soggetto libero di agire e decidere sulla propria vita e sul proprio corpo. In Italia, in Pakistan, nel mondo.

La tragedia di Sana, ha fatto sentire l’Italia senza colpe perchè si è consumata in un altro paese, del quale i carnefici sono originari.

È l’ennesima testimonianza di quanto la cultura patriarcale sia ancora profondamente insediata nelle nostre società, sta a noi riuscire ad abbattere questo sistema di oppressione.

Lotteremo per Sana!
Lotteremo per tutte le donne morte per mano degli uomini, lotteremo per tutte le donne che oggi e domani dovranno fare i conti con le violenze perpetrate in ogni società, cultura e religione.
Continueremo a lottare finché non abbatteremo le barriere del razzismo, della paura e della diffidenza e saremo finalmente libere di scegliere sulle nostre vite!


NON UN PASSO INDIETRO, RICOSTRUIAMO LA LIBRERIA 47

Eccoci qui, ancora. Alla faccia di chi pensava che con un gesto infame e vigliacco ci avrebbe messo a tacere, che avrebbe messo a tacere le centinaia di libri che ha distrutto.

Alla faccia dei fascisti che avrebbero voluto farci paura, siamo qui più forti di prima. Troviamo solo ora il tempo di scrivere queste poche righe, dopo due giorni intensi di rabbia, tensioni, emozioni diverse, impegni, iniziative. Giorni in cui, insieme a tante-i antirazzist-e e antifascisti-e, ci siamo presi le strade della nostra città per sottrarle a chi vorrebbe seminare intolleranza e razzismo, ma che non ha avuto coraggio di farsi vedere di fronte alla giornata di mobilitazione di sabato 24 febbraio. Ma anche giorni in cui siamo stati sommersi di messaggi, telefonate, mail, comunicati, visite.

Un’enorme rete di solidarietà si è costruita intorno a noi, commuovendoci e confermando quello che abbiamo voluto affermare con i 3 cortei delle ultime 48 ore: in questa città non c’è spazio per fascisti e razzisti. Nonostante compiano questi gesti infami, rimangono una minoranza… da continuare a combattere con ogni mezzo necessario.

La quantità delle disponibilità a contribuire e l’enorme solidarietà che ci è giunta in queste ore da tutta Italia (e pure dall’estero!) rendono impossibile riportare un elenco: vogliamo quindi ringraziare con questo breve testo tutte e tutti quelli che ci hanno dimostrato solidarietà, ognuno a modo suo, per il vile attacco che abbiamo subito. Anche grazie a queste, l’attentato non ci ha minimamente intimoriti, ci ha resi solo più forti, uniti, combattivi e fieri di quello per cui lottiamo.

Spontaneamente sono già partiti diversi progetti che siamo felicissimi di accogliere. Noi stessi ci stiamo organizzando per promuoverne alcuni e per ricostruire la nostra libreria, per renderla ancora più grande, ancora più bella e ancora più ricca.

Fermarci è impossibile.

In questi anni tante persone hanno attraversato la Libreria47, sono state ospitate tantissime presentazioni, incontri, dibattiti. Non sarà un incendio a fermarci. La ricostruiremo da capo, libro dopo libro, presentazione dopo presentazione, con l’aiuto e la partecipazione di tutte e tutti.

In molte e molti, in queste ore, ci hanno chiesto in che modo contribuire con delle donazioni alla ricostruzione della Libreria 47. Per questo abbiamo deciso di fornire questo IBAN IT17J0501811200000011221728 intestato a NUOVA ASSOCIAZIONE DEI GARANTI PER GLI SPAZI SOCIALI AUTOGESTITI, per chiunque volesse fare una sottoscrizione.

È possibile farla anche tramite PayPal 




o passando direttamente alla sede di Radio Onda d’Urto in via Luzzago 2/b dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, il sabato dalle 8 alle 13)

CULTURA, CONFLITTO, ANTIFASCISMO!
MAI UN PASSO INDIETRO.


GRAVISSIMO ATTENTATO INCENDIARIO FASCISTA AL CSA MAGAZZINO 47!

Questa notte dei topi di fogna si sono introdotti nel centro sociale e, dopo aver forzato una finestra, hanno appiccato un incendio all’interno del locale che ospita la libreria e l’enoteca. La finestra forzata, gli evidenti segni di effrazione e un intenso odore di benzina non lasciano dubbi sulla natura dolosa, come immediatamente notato dagli stessi Vigili del fuoco.

La pronta reazione di un compagno che si trovava all’interno dello spazio sociale ha fatto sì che i Vigili del fuoco siano potuti intervenire tempestivamente estinguendo le fiamme prima che queste potessero provacare danni ben peggiori.
Diversi mobili e una grande quantità di libri sono andati distrutti.
Il nostro compagno, unica persona presente, per fortuna sta bene.
Possiamo affermare con certezza che si è trattato dell’ennesimo infame attacco di fascisti e razzisti che cercano di seminare un clima di odio razziale e intolleranza in città.

Gli stessi che nelle scorse settimane hanno colpito le Casette occupate di via Gatti e il campo Sinti di via Orzinuovi.

Gli stessi che inneggiano a Luca Traini, autore dell’attentato razzista di Macerata.
Per questo reagiremo di conseguenza. Con rabbia, determinazione e orgoglio.
Dichiariamo già da ora uno stato di mobilitazione permanente antifascista in città.

Alle ore 11.30 CONFERENZA STAMPA al CSA Magazzino47, via Industriale 10, Brescia.


IL CARMINE, VIA S. FAUSTINO E BRESCIA NON VOGLIONO FASCISMO E RAZZISMO!

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre del 1943, i cittadini bresciani Arnaldo Dall’Angelo, Guglielmo Perinelli e Rolando Pezzagno furono prelevati dalle proprie case dai fascisti della Repubblica di Salò e fucilati in Piazza Rovetta, dove via S. Faustino sfocia in Piazza della Loggia, il luogo della strage fascista e di Stato del 28 maggio 1974.
Una delle porte d’accesso al quartiere Carmine, dove i tre antifascisti vivevano.
Il rione settentrionale del centro storico cittadino, zona abitata e vissuta dai ceti popolari. Lavoratori, piccoli bottegai, marginali, prostitute. Tra i primi quartieri della città ad accogliere prima i migranti provenienti dal sud Italia (dagli anni Cinquanta e Sessanta), poi – a partire dagli anni Ottanta – da tutto il mondo. E a lottare insieme a loro, per i diritti di tutte e tutti. Negli anni è stato anche sede di molte organizzazioni politiche che si sono battute e si battono per un mondo più giusto, luogo di sperimentazioni culturali e di sviluppo delle controculture. Oggi è attraversato ogni fine settimana da centinaia di giovani (e non) che frequentano i locali che ne movimentano le vie e le serate.

La Storia del Carmine è quella di un quartiere popolare aperto alle più differenti esperienze e alle più lontane provenienze. Un crocevia di persone, idee, culture che gli abitanti (pur cambiando parzialmente negli anni) hanno sempre saputo accogliere superando le difficoltà con il confronto, la condivisione e la solidarietà. Ancora oggi è un esempio di partecipazione popolare alla vita pubblica.

Via S. Faustino è il viale che delimita questo pezzo del centro di Brescia, seguendo il letto dell’antico fiume Garza. Via S. Faustino esprime tutta la ricchezza meticcia del Carmine con gli esercizi commerciali dei migranti, gli storici bar che all’alba servono il caffè a chi deve andare al lavoro, l’Università e le librerie. E’ la via sulla quale si sono distesi centinaia di grandi cortei, partecipati da nativi e migranti per lottare fianco a fianco contro il razzismo e i soprusi, per i permessi di soggiorno, per la giustizia sociale e i diritti. La strada che per un mese ha resistito insieme ai ragazzi sopra la gru nel 2010.

Il Carmine è un quartiere accogliente, antirazzista e antifascista. Per Storia. Per DNA.

Il 24 febbraio 2018 – a poche settimane dal raid nel quale il fascioleghista Luca Traini ha sparato sui migranti a Macerata; pochi giorni dopo l’attacco razzista contro le Casette occupate di via Gatti e l’incendio di quattro automobili fuori dal campo Sinti di via Orzinuovi a Brescia – i fascisti di Forza Nuova vorrebbero propagandare le loro idee di odio razziale e guerra tra poveri proprio in via S. Faustino.

Facciamo appello agli/alle abitanti, ai frequentatori e alle frequentatrici del quartiere Carmine e di via S. Faustino, così come a tutti gli/le abitanti di Brescia, a tutte le organizzazioni, i collettivi, le individualità antifasciste a mobilitarsi – senza bandiere di partito e senza propaganda elettorale – per impedire che questi spregevoli seminatori di razzismo portino provocatoriamente il loro odio anti-migranti nella via interculturale per eccellenza della nostra città.

SABATO 24 FEBBRAIO 2018
ORE 8.00 – DAVANTI ALLA CHIESA DI S. FAUSTINO IN VIA S. FAUSTINO

MOBILITIAMOCI:

IL CARMINE, VIA S. FAUSTINO E BRESCIA NON VOGLIONO FASCISMO E RAZZISMO!

#FCKNZS #ANTIFA

CSA Magazzino47
Associazione Diritti per tutti
Kollettivo Studenti In Lotta
KAOS Collettivo • Culturale • Antifascista
Collettivo Gardesano Autonomo
Brescia Antifascista
ANPI Brescia – sezione Caduti di Piazza Rovetta
Unione Sportiva Stella Rossa
Circolo di Rifondazione Comunista Dall’Angelo Ghetti (Carmine)


LA BREDA (LEONARDO-FINMECCANICA) VENDE ARMI ALL’ESERCITO TURCO. IL GOVERNO ITALIANO È COMPLICE DELL’AGGRESSIONE TURCA SULLA SIRIA DEL NORD.

Dallo scorso 20 gennaio l’esercito turco bombarda, con aerei da guerra e armi d’artiglieria, le popolazioni del nord della Siria nell’ambito di una vera e propria aggressione che, ipocritamente e provocatoriamente, è stata denominata da Ankara “Ramo d’ulivo”. L’offensiva sul cantone di Afrin, che la Turchia conduce insieme a milizie jihadiste come l’ex Al Nusra (l’ala siriana di Al Qaeda), ha già provocato centinaia di vittime tra i civili e tra i combattenti delle Forze Siriane Democratiche a guida Ypg/Ypj, le Unità di difesa popolare e di difesa delle donne che hanno combattuto e quasi completamente sconfitto Isis in Siria. Il Sultano Erdogan, dietro al silenzio complice della comunità internazionale, sta muovendo guerra alle popolazioni che dopo aver lottato per la liberazione dall’islamismo fascista di Daesh, stanno ora costruendo un progetto di una società nuova in Siria e in Medio Oriente, basata sulla convivenza pacifica tra i popoli, sul femminismo, l’ecologismo e la democrazia diretta.

Buona parte degli armamenti che la Turchia sta utilizzando per massacrare la popolazione civile sono prodotti in Italia dal gruppo Leonardo (ex Finmeccanica), azienda a partecipazione statale il cui maggior azionista è il ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta in particolare degli elicotteri d’attacco T129.

L’Italia è un’importante partner commerciale per la Turchia governata dal regime islamista di Erdogan e del suo partito Akp. Soprattutto per quanto riguarda l’export di armi da guerra: solo nel 2016 il nostro Governo ha fornito armi all’esercito turco per una commessa di 133,4 milioni di euro. In generale, il mercato mediorientale è il più redditizio per l’esportazione di armi italiane per un totale di 8,8 miliardi di euro nel 2016. Una parte di queste armi sono prodotte a Brescia, dalla storica fabbrica Breda (che fa parte del gruppo Leonardo-Finmeccanica). Per questo stanotte abbiamo voluto segnalare, con un’azione dimostrativa, che la Breda (dunque il gruppo Leonardo, dunque il Governo italiano) è complice del massacro di civili in corso e della sporca guerra che la Turchia sta conducendo contro i popoli della Siria del Nord (come in passato lo è stata di molte, troppe, altre guerre). Lo abbiamo fatto appendendo uno striscione e spargendo della vernice rossa all’ingresso dello stabilimento, a rappresentare il sangue di cui il gruppo Leonardo si sta macchiando. Le armi da guerra che la Breda esporta all’esercito turco e agli eserciti oppressori di tutto il mondo sono una vergogna per la nostra città.

ERDOGAN ASSASSINO E GOVERNO ITALIANO COMPLICE.

BASTA FARE DELLA GUERRA UN PROFITTO ECONOMICO!
BASTA SPECULARE SULLA VITA DELLE PERSONE!
BASTA SCAMBI E ACCORDI COMMERCIALI CON LA TURCHIA!

FERMARE L’OFFENSIVA TURCA E JIHADISTA SU AFRIN!

#DefendAfrin #SaveAfrin #WomenRiseUpForAfrin


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