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Radio Onda D'Urto Kollettivo Studenti in Lotta CUA CTV

22 APRILE TUTTE E TUTTI A PONTIDA! PARTENZA DA BRESCIA

Pochi anni fa, quando il leghista Fabio Rolfi ricopriva la carica di vice-sindaco e assessore alla Sicurezza, vigilando come uno sceriffo sulla città di Brescia, con il suo regolamento di Polizia Locale (tuttora in vigore!) riuscì a trasformare i vigili urbani nella propria guardia pretoriana. Squadre di agenti strappate al monitoraggio del traffico stradale e scagliate contro i migranti per controllarne i documenti, controllare che non si sedessero sulle panchine o per vietare loro di mangiare al parco e giocare a cricket. Nello stesso periodo l’allora sindaco leghista di Adro (BS), Oscar Lancini – recentemente condannato per truffa e per aver truccato degli appalti pubblici – tappezzò ringhiere e mura del polo scolastico del paese con il “Sole delle Alpi”, storico simbolo della Lega Nord. Nel paese di Coccaglio Franco Claretti voleva “fare piazza pulita” e allora si inventò il “White Christmas”, un’operazione nella quale la Polizia Municipale, nella veste di Gestapo, si recava nelle case di tutte le famiglie migranti, per controllare i permessi di soggiorno. Più recentemente, il sindaco leghista di Castel Mella Giorgio Guarneri, ha fatto notizia per il regolamento da lui fatto approvare per un parco pubblico comunale del quale vorrebbe che i migranti non potessero usufruire. Nell’arco degli ultimi anni, vari esponenti della Lega Nord hanno conquistato l’onore delle cronache distinguendosi per intolleranza, razzismo, autoritarismo alternati a numerosi e vergognosi casi di corruzione, clientelismo e nepotismo. Proprio nella tanto osannata e santificata terra lombarda, il Governo regionale di centro-destra, guidato dalla Lega Nord del presidente Roberto Maroni, non ha fatto che aggravare la già pessima situazione ambientale facendosi sponsor entusiasta di una serie di grandi opere, tra cui la fallimentare BreBeMi, infrastrutture inutili ma portatrici di enormi profitti per gli amici costruttori. E, se da un lato il governo regionale leghista contribuisce all’avvelenamento sistematico del territorio e dunque della salute di chi lo vive, dall’altro spinge processi di privatizzazione di una sanità pubblica che in Lombardia è sempre più cara e sempre meno accessibile. Oggi, il leader del Carroccio Matteo Salvini vorrebbe presentarsi come il nuovo, come un segno di discontinuità con il passato del proprio partito, come futuro di tutta la nazione e di tutti gli italiani (compresi quelli che lui stesso chiamava “terroni di merda” o “colerosi” fino a poco tempo fa). La sua Lega si presenta come strada alternativa alla politica di palazzo, ai potentati economico-finanziari e alle ingiustizie sociali da loro prodotte. Noi che viviamo questi territori, però, conosciamo bene la Lega Nord. Conosciamo il suo sistema di potere e corruzione. Sappiamo bene che essa non rappresenta alcuna alternativa o rottura rispetto ai poteri forti che ogni giorno di più ci impongono austerità, precarizzazione e peggioramento delle nostre condizioni di vita. Le retoriche xenofobe e antimigranti diffuse da Salvini e Lega Nord – al contrario – alimentando la guerra tra poveri, fanno la guardia a chi impone sfruttamento, miseria, precarietà. Lega Nord e gruppuscoli neofascisti – in Italia, in Europa e nel mondo – puntano il dito contro i più deboli, dissuadendo lavoratori, precari e disoccupati, nativi e migranti, dal lottare uniti contro chi realmente scarica su di loro i costi sociali di questa crisi. Il neoliberismo selvaggio, con le sue politiche lacrime e sangue, e il razzismo della destra nazionalista, sono due facce della stessa medaglia. Anzi, i toni altisonanti della Lega forse rappresentano solo l’estremizzazione di un qualcosa che a livello governativo, anche nel Pd, già esiste ed è ben rappresentato dai decreti Minniti-Orlando, infarciti di retorica securitaria e di razzismo istituzionale. Tra le politiche lacrime e sangue, la guerra tra poveri e il razzismo noi preferiamo lottare tutte e tutti insieme per un mondo di giustizia sociale e solidarietà, dove tutte e tutti siano libere/i di muoversi e andare dove ne hanno voglia. Tutti tranne i razzisti. I razzisti non devono avere diritto di cittadinanza, nemmeno in quella che considerano la loro roccaforte! SABATO 22 APRILE TUTTE E TUTTI A PONTIDA! *GIORNATA DELL’ORGOGLIO ANTIRAZZISTA, MIGRANTE E MERIDIONALE* PARTENZA COLLETTIVA DA BRESCIA – ORE 12.00 – PIAZZALE STAZIONE FS CSA Magazzino 47 – Associazione Diritti per tutti – Kollettivo Studenti in Lotta


“IL MERCATO DELLA VITA”: LA FIERA DEL SESSISMO

“Il 5 febbraio è la giornata in cui la chiesa cattolica italiana ricorda in maniera più forte e diretta il valore della vita umana, sin dal primo concepimento nel grembo materno”, inizia così l’invito all’ incontro dal titolo “Il mercato della vita” organizzato per sabato 4 febbraio a Brescia dall’Ufficio famiglia della Diocesi in collaborazione con l’Associazione Scienza e vita. Tra i nomi delle persone che interverranno: Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e scrittore che ha paragonato le donne che chiedono ad altre di portare avanti per loro la gravidanza al “nazismo puro” poichè la maternità surrogata porterebbe inevitabilmente all’eugenetica attuata da Hitler; Pino Noia, primario del reparto di ginecologia del Policlinico Gemelli di Roma, autodefinitosi “ginecologo contro l’aborto”. Nel ruolo di moderatore non poteva certo mancare Massimo Gandolfini, personaggio noto per essere stato il leader del Family Day, di cui ricordiamo dichiarazioni come: “Ci dispiace per quelli che si sentono discriminati, ma è la natura che discrimina.” 

Il problema è lì, tra natura e cultura. Secondo questi personaggi la natura ci ha fatte tutte per fare figli, sposarci, servire i mariti e sottometterci. Sarebbe dunque la natura stessa a decidere i ruoli di genere. Le discriminazioni verrebbero perciò giustificate e proposte come naturali, nel tentativo di nascondere ed eliminare la matrice che accomuna le violenze contro le donne e le violenze contro tutte quelle soggettività che si sottraggono alla norma di una società sessista che ci vorrebbe tutte e tutti eterosessuali nel rispetto dei nosti ruoli di genere.
Lo stesso Gandolfini aveva appoggiato un altro evento simile, “La giornata della fertilità”, lo scorso 22 settembre. Nel piano nazionale di tale giornata si parla di “prestigio della maternità”, con la conseguente discriminazione di coloro che, per impossibilità o per scelta, non hanno figli; un modo come un altro per rimarcare una volta di più che per essere una donna completa è necessario essere madre.
Ancora una volta ci viene detto come e quando dobbiamo rapportarci con il nostro corpo e ci viene ricordato che non esiste libertà di scelta sulla nostra capacità riproduttiva, perché dobbiamo produrre figli e figlie per il nostro Paese, perché la denatalità mette a rischio il nostro welfare.
Una denatalità, sostengono i promotori di queste iniziative, generata anche dalla libertà delle donne di accedere all’IVG (Interruzione Volontaria della Gravidanza). Si tratta di dichiarazioni fatte nonostante in Italia il 70% dei medici (più del 63% in Lombardia) sia obiettore di coscienza. Numeri che evidenziano chiaramente come in Italia decidere di avvalersi del proprio diritto a interrompere una gravidanza sia sempre più difficile.

Diciamo basta a queste retoriche che non fanno altro che confermare e riproporre una cultura sessista e bigotta, basata su un’ideologia che limita la libertà di decidere sul nostro corpo, sulle nostre vite.

Vogliamo che le donne abbiano libero accesso alla pillola del giorno dopo e all’IVG senza che ci siano medici obiettori di coscienza a limitare questa scelta.

Vogliamo che venga garantito alle donne di scegliere se portare avanti o meno una gestazione per altri.

Vogliamo che questi convegni, queste campagne e le politiche che si muovono in questa direzione vengano riconosciute come una forma di violenza. Violenza sulle donne, sui/sulle trans, sulle lesbiche, su tutti quei soggetti che decidono di scegliere in modo autonomo sulle proprie vite e sui propri corpi.

Un tipo di violenza, subdola e politica, che non siamo più dispost* ad accettare!

GIOVEDÌ 9 FEBBRAIO ore 20.00
CSA MAGAZZINO 47 – via Industriale, Brescia
ASSEMBLEA CITTADINA NON UNA DI MENO – BRESCIA: VERSO L’8 MARZO

CSA MAGAZZINO 47


LO SKATE (NON) È UN CRIMINE

“Non è una moda che può trasformarsi in tragedia, è uno sport che può trasformarsi in disciplina olimpionica.”
 
Brescia, 10 gennaio 2017. Qualche giorno fa si è creato il “caso” dopo la notizia, sui giornali locali bresciani, delle multe a 5 ragazzi per aver attraversato piazza Vittoria in skate. Una sanzione che aveva già raggiunto altri minorenni nel 2016 sotto i portici vicino alla Camera di Commercio, sempre in centro. Un dibattito ciclico e una lente perennemente puntata sulle “mosse” degli skaters.
Il codice della strada vieta effettivamente il transito a mezzi non definiti dal codice come “veicoli” non a motore (la bicicletta lo è, secondo il codice). Ma anche ai calessi coi cavalli. Al rimorchio sulla bici. Ai pattini e alle ciaspole. No?
Lo skate, come la mountain bike o i pattini (o il deltaplano!), non è solo un mezzo di transito: è soprattutto un passatempo, quanto una cultura, uno stile di vita, o uno sport, per una grande fetta di giovani e adulti.
Anche questa volta la situazione sfugge di mano. Si individua il nemico, il terribile e mostruoso “teppista”, che gira la città con le gomme chiodate per distruggere i monumenti e i gradini di tutto il centro storico. Se ne inizia a fare un caso mediatico, con tanto di articoli di un’empatia preoccupante quanto ridicola e con allegate fotografie d’archivio di spaventevoli trick, flip, ollie o qualsivoglia “numero” da skater. C’è il rischio che – come troppo spesso accade – a causa dei toni delle autorità e di certa stampa la gente caschi nella trappola, ci creda davvero, e trasformi la vista di ragazzini che si divertono sulle scale vicino a casa, in potenziali minacce per la propria incolumità.
Non è così. Prima di tutto perchè invece che discutere collettivamente (con il quartiere o con la strada di competenza) di come utilizzare lo spazio urbano perchè venga vissuto in armonia (quindi VISSUTO, senza punire la voglia di vivere la città), si decide di passare direttamente alla sanzione da parte dei detentori del taccuino. In secondo luogo perchè prima di arrivare alla sanzione ci si dovrebbe chiedere se per caso manchino in città dei luoghi o delle strutture pubbliche adeguate alle esigenze di tutte e tutti. A Mompiano, ad esempio, gli intollerabili “teppisti” non utilizzavano le panchine o le teste dei passanti: erano arrivati ad autocostruirsi delle rampe e utilizzarle in una zona abbandonata vicina allo stadio.
Voi ve lo ricordate “Ritorno al Futuro”? Quando Michael J. Fox si muoveva a Hill Valley con lo skate? C’era per caso qualcuno che dalle finestre gli lanciava ortaggi o chiamava la Polizia Locale, o qualche residente allarmato che si preoccupava del “degrado”, della “pericolosità” delle infrastrutture o dei pedoni? Dal film si è poi passati alla realtà, negli anni ’90, fase in cui lo skate ha avuto il picco di diffusione in Italia (non si sa se per “Ritorno al Futuro”). E’ dunque da decine di anni che questo strumento attraversa le strade della nostra città ed è da vent’anni che chi lo utilizza è costretto a sfidare il rischio contravvenzione.
Noi, al contrario dei vigili, di certa stampa e dell’Amministrazione comunale – che potrebbe preoccuparsi di ben altro – crediamo nel potenziale aggregativo dello skateboarding, nella sua piacevole presenza nelle piazze, vissute da giovani e meno giovani, nel suo carattere allo stesso tempo “di strada”, artistico, sportivo ed ecologico. Senza, tra l’altro, che debbano per forza essere create strutture, luoghi o regolamenti che permettano di utilizzarlo.
 
Più gente in skate, più vita di strada!
 
Magazzino47 (se sei anche tu uno/a skater colpito/a da misure o semplicemente un solidale che vuole organizzarsi in merito, contattateci via messaggio a questa pagina di fb!)

ABBIAMO DETTO NO, ORA RIPRENDIAMOCI LE STRADE! FESTA E LOTTA VERSO IL CORTEO DEL 10 DICEMBRE

mac-de-le-ureABBIAMO DETTO NO, ORA RIPRENDIAMOCI LE STRADE!
FESTA E LOTTA VERSO IL CORTEO DEL 10 DICEMBRE
LUNEDI’ 5 DICEMBRE 2016
ORE 18 – PIAZZA DELLA LOGGIA – BRESCIA

Il voto al referendum costituzionale ha espresso in maniera netta la volontà degli aventi diritto. Una vittoria schiacciante del NO alla riforma costituzionale Renzi-Boschi.
Un NO chiaro e forte al Governo Renzi, al suo tentativo di restringere ancora di più gli spazi di partecipazione popolare alle decisioni politiche, alle sue politiche di austerity e di precarizzazione delle nostre vite, al servizio delle oligarchie e delle governance finanziarie europee e transnazionali.

Il 10 dicembre, a Brescia, i poteri forti che avrebbero voluto questa riforma, che ci vogliono governare insieme alle lobby di affaristi che sfruttano e distruggono i nostri territori, inaugureranno la tratta di una delle tante espressioni che ben rappresentano il sistema economico e politico che – ignorando o reprimendo ogni opposizione popolare – impoverisce le nostre vite e distrugge, cementifica i luoghi in cui viviamo.

Oltre l’importante vittoria referendaria, troviamoci tutte e tutti in Piazza della Loggia, alle ore 18 di lunedì 5 dicembre, per festeggiare e per lottare ancora. Per prenderci le strade e rilanciare l’appuntamento nelle strade di Brescia per sabato 10 dicembre: “OGNI EURO SPESO PER IL TAV E’ UN EURO RUBATO A QUALCOSA DI UTILE PER TUTTE E TUTTI!”

BRESCIA DICE NO


Comunicato post corteo “Brescia dice NO alla ministra Boschi, cacciamo il governo Renzi!”

Questa mattina un corteo deciso a portare nelle strade di Brescia i molti no al referendum costituzionale, che si stanno moltiplicando in tutta la penisola, ha sfilato per le vie della città contestando la presenza della ministra Boschi. Studenti, precari, disoccupati occupanti di case e inquilini resistenti hanno comunicato con le molte persone presenti ai margini del corteo spiegando i motivi per cui sarà importante votare no al referendum del 4 dicembre. Il piano casa, il jobs act, la riforma della buona scuola sono tasselli che compongono l’ariete attraverso il quale il governo Renzi sta scardinando e saccheggiando i diritti conquistati in anni di lotte. Gli obiettivi sono la creazione di studenti pronti a diventare merce per le grandi aziende, l’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e la necessità di fermare le lotte per la casa favorendo speculazioni e grandi immobiliaristi. Il referendum costituzionale è un tassello fondamentale del disegno renziano e rappresenta la necessità di rendere governabile, a favore di banche e multinazionali, il nostro paese continuando ad imporre misure d’austerità.

Come sempre accade la polizia targata PD non ha esitato a schierare centinaia di uomini a difesa della sua ministra transennando tutte le vie che portavano allo spot referendario voluto dal governo. Il corteo ha deciso di non accettare la militarizzazione della propria città e come risposta ha ricevuto le manganellate democratiche che ben rappresentano lo spirito di questo PD. Con decisione la manifestazione è comunque riuscita ad avanzare e a dare vita a una giornata di lotta per le vie di Brescia.

Lunedì Renzi sarà di nuovo in città per l’ennesima tappa della sua propaganda. Noi saremo di nuovo in strada per ribadire il nostro NO alla riforma costituzionale e alle politiche del governo.

Rimanete sintonizzati per i prossimi appuntamenti del NO sociale!

#cèchidiceno #bresciadiceno

bresciadiceno

 


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