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Radio Onda D'Urto Kollettivo Studenti in Lotta CUA CTV

15 NOVEMBRE 1993-2017: 24 ANNI DI MAGAZZINO 47!

“Il 15 novembre 1993 fu una data importante perchè si concluse la ricerca di uno spazio sociale autogestito. In via Industriale vennero occupati i locali di un magazzino comunale, dando vita a quello che ancora oggi è il Magazzino 47. Ci vollero ben tredici occupazioni, tra il 1985 e il 1993, per arrivare a una situazione più stabile, con gli ultimi due tentativi falliti all’ex azienda Atb e alla ex scuola di Costalunga. La scintilla scattò a settembre. Con la minaccia di sgombero per il Leoncavallo di Milano si rimise in circolo un dibattito nazionale sull’importanza dei centri sociali che funzionò da molla per i compagni che decisero di occupare. […]” (Da “L’Onda d’Urto. Autobiografia di una radio in movimento”, Agenzia X Edizioni)

Oggi, 15 novembre 2017, il CSA Magazzino47 compie 24 anni di autogestione, autorganizzazione, autonomia, cultura antagonista e conflitto!

Il 17 e 18 novembre festeggiamo!! (clicca qui per il programma)


NO CPR, STOP ALLE LEGGI MINNITI-ORLANDO E BOSSI-FINI

No centri di detenzione e deportazione di migranti: no lager, no CPR, né qui, né in Africa, né altrove.
No leggi Minniti-Orlando e Bossi-Fini. Basta razzismo istituzionale.
Per la libertà di muoversi e di restare.
Permessi di soggiorno, validi in Europa e non subordinati a contratto di lavoro e legame familiare.
Residenza, casa, reddito, tutele lavorative, welfare, residenza, diritti di cittadinanza per tutti e tutte.
No alla guerra contro i poveri!

No detention and deportation centers: NO CPR here or elsewhere. NO MinnitiOrlando and Bossi-Fini law.
Freedom to move and to stay. Immigrant visa regardless of the Employment Contract.
Home, income, work rights, welfare, residence, citizenship rights now!

Pas de centres de détention et de déportation: pas des CPR ici ou ailleurs. Non à la loi Minniti-Orlando et Bossi-Fini.
Liberté de aller ou de rester. Permis de séjour indépendant du contrat de travail.
Accueil, revenus, droits du travail, welfare, résidence, citoyenneté tout de suite!

Le migrazioni sono un dato di realtà. A generarle il desiderio e il bisogno di una vita degna, via da guerre e terrorismo, dittature, povertà, crisi climatica, saccheggio di risorse. Da ingiustizie causate anche dagli interessi predatori dell’Europa. Le persone non smettono di praticare la libertà di muoversi. Attraversano le frontiere, cercano nuove vie, utilizzano la domanda di asilo per tentare di superare i divieti posti da leggi come la Bossi-Fini. La chiusura – la moltiplicazione di check point esterni ed interni – non le ferma. Provoca invece violenze contro chi resta bloccato oltre confine. Rende mortali le rotte di viaggio. Mentre cerca di regolare gli arrivi, produce in Europa gerarchie, discriminazioni, sfruttamento, a misura di un sistema economico che pretende forza lavoro ricattabile.

In Italia le maggiori forze politiche istituzionali rincorrono la paura dell’“invasione”. Trasformano le migrazioni in ossessione securitaria e oltrepassano il confine verso il non riconoscimento delle persone come esseri umani. Pur di contenere gli arrivi, UE e governo italiano criminalizzano e impediscono i salvataggi in mare operati dalle ONG, mentre finanziano le milizie dei trafficanti riconvertite al confinamento nei lager libici, nigerini, ciadiani dell’umanità in transito.

Pericolosa è una società che assoggetta le persone alla minaccia di finire in galera per quello che sono, solo perché migranti. È quello che fanno le recenti leggi Minniti-Orlando: istituiscono nella Penisola 18 Centri di Permanenza per il Rimpatrio, i vecchi CIE con un nome nuovo. Un CPR è previsto anche a Montichiari: a pochi chilometri da Brescia un centro di detenzione e deportazione di migranti che non hanno commesso alcun reato, ma che sono senza permesso. Ad oggi in Italia almeno mezzo milione di persone, rese “irregolari” da leggi come la Bossi-Fini, che leva il titolo di soggiorno a chi perde il lavoro, o la stessa Minniti-Orlando, che comprimendo il diritto d’asilo colpisce l’unica e già labile possibilità di ottenere il permesso rimasta a chi è riuscito ad arrivare fin qui senza poter poi proseguire il viaggio verso altri paesi europei a causa del Regolamento Dublino.
Una sola può essere la garanzia vera che il CPR a Montichiari non apra: una risposta sociale di rifiuto diffusa, delle realtà solidali, antirazziste, dei/delle migranti di questi territori.

I CPR sono parte integrante della cosiddetta accoglienza istituzionale, di un sistema emergenziale deputato anzitutto a selezionare i “veri profughi” condannando alla clandestinità decine di migliaia di “migranti economici”. Un sistema in gran parte appaltato a imprenditori privati la cui mission è il business. Gli ospiti conoscono bene le sue regole prevalenti: attesa e insicurezza, subordinazione e paternalismo, lavoro gratuito o malpagato in cambio di un’incerta possibilità di ottenere il permesso. Un sistema in contraddizione con la motivazione e l’impegno messi da molti dei 40mila operatori, spesso precari, nell’accompagnare i/le richiedenti asilo ad un’inclusione troppe volte negata.
La maggioranza di coloro che escono dall’accoglienza non può neanche sperare nel supporto per casa, formazione, assistenza sanitaria che il recente “Piano per l’integrazione” del governo promette, ma solo ad alcune categorie di regolarizzati e compatibilmente con la carenza di risorse prosciugate dalle politiche di taglio lineare ai diritti sociali di tutti/e.

Intanto la retorica della sicurezza giocata dal governo e dai media mainstream contro lo straniero, delegittima la stessa legge sulla cittadinanza, apre spazi alle aggressioni fasciste e a narrazioni razziste che strumentalizzano il corpo delle donne giudicando più gravi gli innumerevoli stupri e femminicidi quando commessi da immigrati. Come se la violenza non fosse praticata da uomini di ogni nazionalità. Come se ad esserne colpevole non fosse anche lo Stato italiano, che consegna le donne a violenze sistematiche nei campi istituiti in Libia per rallentare gli sbarchi.

I bersagli dei dispositivi di esclusione e ricatto non sono i soli migranti. Sono anche le condizioni di vita e lavoro di tutte/i, le libertà e i diritti fondamentali, la solidarietà.
In nome della sicurezza, con i cosiddetti daspo le leggi Minniti-Orlando danno a sindaci, prefetti e questori il potere arbitrario di vietare determinate zone della città a persone da loro ritenute indecorose o moleste, agli indigenti o a chi lotta per i diritti. Operazioni sempre più frequenti “di bonifica” dall’umanità eccedente sono gli sgomberi di case occupate dai senzatetto e i rastrellamenti in aree urbane centrali.

Nel frattempo le oligarchie politiche e imprenditoriali al potere dicono che la tempesta economica è finita, ma che le loro ricette per la crisi vanno bene anche per la “crescita”: altri sacrifici, precarietà, privatizzazioni, tagli al welfare, esclusione. Il Pil sale, forse, il reddito della maggioranza no. Continua ad essere tolta al diritto universale di vivere bene e a finire ai piani alti della scala sociale la ricchezza che ci appartiene, che produciamo tutte/i, italiani e migranti, regolari e irregolari.

Il razzismo nasconde la vera guerra in corso, quella contro i poveri. Ma c’è una parte ampia di questa città fatta di singoli e realtà organizzate che non crede all’invenzione del capro espiatorio. Una città meticcia, che vuole apertura e diritti. E che da anni è resa più viva e reale dalle lotte dei/delle migranti per permessi e dignità, per la casa e per migliori condizioni di lavoro, come nella logistica.
Il contrario di guerra non è pace. È conflitto sociale dal basso. È protagonismo dei precarizzati e sfruttati di ogni provenienza: per il diritto di avere diritti, senza muri e leggi a separare, ghettizzare, togliere libertà.
Respingiamo la paura, prima i poveri!

Rete No CPR – No Minniti-Orlando

Associazione Diritti per tutti 
CSA Magazzino47 
Collettivo Gardesano Autonomo 
Unione Sportiva Stella Rossa
Kollettivo Studenti In Lotta


VIETATO CONTESTARE I POTENTI DELLA TERRA: UN ALTRO FOGLIO DI VIA PER IL CORTEO CONTRO IL G7 DI TAORMINA!

Nella giornata di mercoledì 23 agosto 2017, il reparto Anticrimine della Questura di Brescia ha notificato a un nostro compagno un divieto, della durata di 2 anni, di tornare nel territorio dei comuni di Taormina (ME) e di Giardini Naxos (ME), disposto dal Questore della Provincia di Messina. L’ennesimo foglio di via contro il dissenso. Ciò che gli viene contestato è, infatti, di aver partecipato al corteo che lo scorso 27 maggio ha deciso di sfilare per il lungomare di Giardini Naxos – in direzione Taormina – sfidando un impressionante dispositivo militare e poliziesco per respingere compatto il vertice del G7 che si stava svolgendo nella cittadina siciliana.

Volersi opporre, senza mediazioni e nonostante gravi limitazioni della libertà di manifestare, alla passerella dei capi di stato e leader mondiali che stanno distruggendo presente e futuro di tutti i più deboli e i più poveri del Pianeta imponendo guerre, razzismo, miseria e austerità, secondo i solerti funzionari del ministero del’Interno significa minacciare “la sicurezza e la tranquillità” pubblica.

Non sappiamo se arriveranno altri fogli di via, ma nel frattempo abbiamo voluto scrivere queste poche righe per denunciare l’ennesimo, grave, attacco alla libertà di dissenso (e alla libertà di movimento) e per dire che nei tempi di Minniti, del decoro e della sicurezza intesi come guerra contro i poveri, gli emarginati e i ribelli (come a Roma in queste giornate di agosto, con il brutale sgombero dei rifugiati di Piazza Indipendenza), disturbare la tranquillità dei potenti della Terra ci sembra doveroso e necessario. E’ per questo che, per niente spaventati da queste fastidiose e sempre più insistenti misure repressive, non mancheremo di viaggiare verso Torino sul finire di settembre, per opporci alla vergogna del G7 sul lavoro, in un paese in cui la disoccupazione giovanile viaggia sul 40%.

Solidarietà a tutte e tutti coloro che sono stati colpiti da queste odiose misure liberticide e ancora solidarietà a chi a Roma in questi giorni resiste a questo vergognoso Stato di Polizia contro i più poveri!

CSA MAGAZZINO 47


SENTENZA SULLA STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA: PERCHE’ NON RINGRAZIAMO LO STATO.

43 anni, 1 mese e 4 giorni.

Questo è il tempo che la “giustizia” italiana, dal punto di vista della magistratura, ha impiegato per trovare, parzialmente, in maniera insufficiente e incompleta, un mandante e un esecutore per la Strage di Piazza della Loggia che a Brescia, il 28 maggio 1974, uccise 8 persone e ne ferì oltre 100 tra i partecipanti a una manifestazione antifascista.

La Corte di Cassazione, dopo ben 11 processi, ha ufficializzato nelle aule dei tribunali solo una parte della verità che alla città di Brescia era già nota dal giorno della Strage. I giudici hanno confermato la condanna all’ergastolo per Carlo Maria Maggi (all’epoca responsabile per il Triveneto dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo) e Maurizio Tramonte (all’epoca dei fatti militante di Ordine Nuovo ma anche informatore dei servizi segreti dello Stato italiano). Una sentenza che, per la prima volta in sede processuale, stabilisce definitivamente che la Strage fu compiuta dalla destra fascista con la complicità degli apparati dello Stato.

Tanto, troppo tempo per affermare ciò che le strade, le piazze e diverse generazioni di antifasciste e antifascisti ripetono da allora: la Strage di Piazza della Loggia fu fascista, di Stato e della Nato.

Questa verità, la verità della Brescia che da allora non ha mai smesso di riempire le piazze e di lottare per un mondo migliore, fu ribadita in maniera dirompente già il giorno dei funerali, il 31 maggio 1974, quando le più alte cariche dello Stato presenti (tra cui il presidente della repubblica, il democristiano Giovanni Leone) furono contestate dalla piazza a suon di slogan e fischi. Brescia aveva già ben chiaro chi fossero i mandanti e gli esecutori dell’eccidio.

Ancora oggi, in ogni anniversario della Strage, un corteo antagonista e antifascista rifiuta di condividere la memoria con le cariche istituzionali che rappresentano una diretta continuità con le istituzioni che all’epoca rafforzarono il proprio potere con il sangue del popolo. Noi, orgogliosamente, abbiamo sempre fatto parte di quel consistente pezzo di città che non ha mai riconosciuto la legittimità delle istituzioni nel farsi carico delle commemorazioni. Lo abbiamo ribadito anche il 28 maggio da poco trascorso, sostenendo che di fronte al controllo sociale, alla costruzione del consenso tramite la diffusione di paura e insicurezza e contro le nuove strategie della tensione, portate avanti dalle forze istituzionali, lottare è necessario.

Dovremmo, dopo questa sentenza, festeggiare?
Se, da un lato, è positivo che anche la Cassazione abbia riconosciuto la matrice fascista della Strage e i legami di Maurizio Tramonte con i servizi segreti, dall’altro lato riteniamo totalmente insufficiente quanto emerso e stabilito in oltre quarant’anni: di certo Maggi e Tramonte non hanno agito da soli; ancora, se è appurato che Tramonte fosse un informatore dei servizi segreti, non è possibile che all’interno degli stessi servizi (alle dipendenze del ministero dell’Interno) nessuno sapesse, nessun altro fosse coinvolto; anche il ruolo nella vicenda dei servizi segreti statunitensi (la CIA) è evidente sul piano storico ma non è ancora stato affermato da un punto di vista giuridico.

C’è chi ringrazia i giudici, gli avvocati, gli uomini del Ros, le azioni compiute in legalità…
Ma nessun uomo dello Stato ha sconfitto altri uomini dello Stato. Gli uomini che rappresentano ora lo Stato, rappresentano quello stesso Stato che il 28 maggio fu complice della bomba, fu complice e mandante del lavaggio immediato della Piazza e fu complice di anni di depistaggi, insabbiamenti, menzogne e vergognose assoluzioni.

Piuttosto noi vorremmo ringraziare quella parte di città che continua ad onorare la memoria dei caduti, lottando per la verità e per un’idea più alta di Giustizia; chi non ha avuto paura di urlare ostinatamente la verità nelle strade e nelle piazze; chi non ha mai accettato alcuna forma di pacificazione, di normalizzazione o revisione storica. Chi dopo questa sentenza sente che la ferita è ancora aperta, che mai sarà ricucita e che giustizia non sarà fatta fino a quando non sapremo costruire un mondo senza fascismo, senza razzismo, barriere, muri o frontiere.

Il mondo per cui lottavano Giulietta, Livia, Alberto, Clementina, Euplo, Luigi, Bartolomeo e Vittorio.

Antifasciste e antifascisti sempre!

CSA Magazzino 47


22 APRILE TUTTE E TUTTI A PONTIDA! PARTENZA DA BRESCIA

Pochi anni fa, quando il leghista Fabio Rolfi ricopriva la carica di vice-sindaco e assessore alla Sicurezza, vigilando come uno sceriffo sulla città di Brescia, con il suo regolamento di Polizia Locale (tuttora in vigore!) riuscì a trasformare i vigili urbani nella propria guardia pretoriana. Squadre di agenti strappate al monitoraggio del traffico stradale e scagliate contro i migranti per controllarne i documenti, controllare che non si sedessero sulle panchine o per vietare loro di mangiare al parco e giocare a cricket. Nello stesso periodo l’allora sindaco leghista di Adro (BS), Oscar Lancini – recentemente condannato per truffa e per aver truccato degli appalti pubblici – tappezzò ringhiere e mura del polo scolastico del paese con il “Sole delle Alpi”, storico simbolo della Lega Nord. Nel paese di Coccaglio Franco Claretti voleva “fare piazza pulita” e allora si inventò il “White Christmas”, un’operazione nella quale la Polizia Municipale, nella veste di Gestapo, si recava nelle case di tutte le famiglie migranti, per controllare i permessi di soggiorno. Più recentemente, il sindaco leghista di Castel Mella Giorgio Guarneri, ha fatto notizia per il regolamento da lui fatto approvare per un parco pubblico comunale del quale vorrebbe che i migranti non potessero usufruire. Nell’arco degli ultimi anni, vari esponenti della Lega Nord hanno conquistato l’onore delle cronache distinguendosi per intolleranza, razzismo, autoritarismo alternati a numerosi e vergognosi casi di corruzione, clientelismo e nepotismo. Proprio nella tanto osannata e santificata terra lombarda, il Governo regionale di centro-destra, guidato dalla Lega Nord del presidente Roberto Maroni, non ha fatto che aggravare la già pessima situazione ambientale facendosi sponsor entusiasta di una serie di grandi opere, tra cui la fallimentare BreBeMi, infrastrutture inutili ma portatrici di enormi profitti per gli amici costruttori. E, se da un lato il governo regionale leghista contribuisce all’avvelenamento sistematico del territorio e dunque della salute di chi lo vive, dall’altro spinge processi di privatizzazione di una sanità pubblica che in Lombardia è sempre più cara e sempre meno accessibile. Oggi, il leader del Carroccio Matteo Salvini vorrebbe presentarsi come il nuovo, come un segno di discontinuità con il passato del proprio partito, come futuro di tutta la nazione e di tutti gli italiani (compresi quelli che lui stesso chiamava “terroni di merda” o “colerosi” fino a poco tempo fa). La sua Lega si presenta come strada alternativa alla politica di palazzo, ai potentati economico-finanziari e alle ingiustizie sociali da loro prodotte. Noi che viviamo questi territori, però, conosciamo bene la Lega Nord. Conosciamo il suo sistema di potere e corruzione. Sappiamo bene che essa non rappresenta alcuna alternativa o rottura rispetto ai poteri forti che ogni giorno di più ci impongono austerità, precarizzazione e peggioramento delle nostre condizioni di vita. Le retoriche xenofobe e antimigranti diffuse da Salvini e Lega Nord – al contrario – alimentando la guerra tra poveri, fanno la guardia a chi impone sfruttamento, miseria, precarietà. Lega Nord e gruppuscoli neofascisti – in Italia, in Europa e nel mondo – puntano il dito contro i più deboli, dissuadendo lavoratori, precari e disoccupati, nativi e migranti, dal lottare uniti contro chi realmente scarica su di loro i costi sociali di questa crisi. Il neoliberismo selvaggio, con le sue politiche lacrime e sangue, e il razzismo della destra nazionalista, sono due facce della stessa medaglia. Anzi, i toni altisonanti della Lega forse rappresentano solo l’estremizzazione di un qualcosa che a livello governativo, anche nel Pd, già esiste ed è ben rappresentato dai decreti Minniti-Orlando, infarciti di retorica securitaria e di razzismo istituzionale. Tra le politiche lacrime e sangue, la guerra tra poveri e il razzismo noi preferiamo lottare tutte e tutti insieme per un mondo di giustizia sociale e solidarietà, dove tutte e tutti siano libere/i di muoversi e andare dove ne hanno voglia. Tutti tranne i razzisti. I razzisti non devono avere diritto di cittadinanza, nemmeno in quella che considerano la loro roccaforte! SABATO 22 APRILE TUTTE E TUTTI A PONTIDA! *GIORNATA DELL’ORGOGLIO ANTIRAZZISTA, MIGRANTE E MERIDIONALE* PARTENZA COLLETTIVA DA BRESCIA – ORE 12.00 – PIAZZALE STAZIONE FS CSA Magazzino 47 – Associazione Diritti per tutti – Kollettivo Studenti in Lotta